The Social – Il Prezzo della Verità: recensione del film di Aaron Sorkin

The Social: Il Prezzo della Verità Nonsolofilm.it recensione

È vero che The Social: Il Prezzo della Verità è un sequel, ma sui generis. Il film si muove nello stesso universo dell’originale, però sedici anni dopo (era il 2010) e aggiornando la prospettiva in modo radicale. Non che The Social Network, nel tratteggiare genesi, ascesa e prime grane di Facebook, le lasciasse tutte vinte a Mark Zuckerberg; solo che ora il discorso è più affilato. Dell’originale mancano il protagonista, Jesse Eisenberg, che con Zuckerberg non vuole averci più niente a che fare – lo rimpiazza mr. method acting in persona, il bravo Jeremy Strong – e l’uomo dietro la macchina da presa.

Una considerazione da fare – nel cast, oltre a Jeremy Strong, ci sono Mikey Madison e Jeremy Allen White – è che l’assenza di David Fincher è un vuoto che The Social: Il Prezzo della Verità fatica a riempire.

The Social – Il Prezzo della Verità è la storia di Davide contro Golia

The Social: Il Prezzo della Verità recensione Nonsolofilm.it

Con il tempo, forse, verrà meno la voglia di fare confronti. Nell’immediato, no. The Social: Il Prezzo della Verità non ha nulla, nell’estetica e nel ritmo, che somigli all’esplosiva geometria fincheriana. The Social Network era un racconto di formazione mischiato al film inchiesta mischiato al thriller e, sparandola grossa, una commedia sentimentale amarognola e distorta: la storia del ragazzo che non riesce a combinare con la sua cotta e seguenti. The Social: Il Prezzo della Verità è solido cinema d’inchiesta, un po’ vecchio stampo, divertente e vagamente retorico sul finale, attuale ma senza un’audace visione a tradurre in cinema le tante cose interessanti che dice. C’era nel 2010, e torna nella doppia veste di sceneggiatore e regista, Aaron Sorkin. Gli vanno riconosciuti due meriti.

Aver tenuto a bada la fluidità torrenziale dei dialoghi, croce e delizia della sua autorialità, e non aver sbagliato le facce. Se è vero che un buon casting risolve buona parte dei problemi, The Social: Il Prezzo della Verità è una galleria di volti e temperamenti che parlano. Frances Haugen (Mikey Madison) ha un QI superiore alla media e un carattere non facile. Fa parte del team di Integrità Civica di Facebook perché crede nella missione del social che, non dimentichiamolo, è connettere le persone. Jeff Horwitz (Jeremy Allen White) è un reporter d’inchiesta del Wall Street Journal, l’uomo più analogico del mondo. Mette Zuckerberg nel mirino coperto dall’intrattabile ma capace boss Betty Gilpin.

Frances e Jeff si incontrano perché credono nella verità e sono entrambi atterriti dalla facilità con cui il social riesce ad avvelenare lo spazio pubblico. Il problema sono i parametri che definiscono l’algoritmo e come quest’ultimo contribuisca, nel nome del profitto, alla radicalizzazione degli utenti. The Social: Il Prezzo della Verità corre avanti e indietro rimpiazzando il tempo con un bizzarro presente atemporale gravido di minace e possibili vie d’uscita.

C’è il 2019: le reticenze di Frances, l’insistenza di Jeff, l’atteggiamento da bulli dei responsabili dell’azienda come Teddy (Billy Magnussen). Il break pandemico del 2020, che rallenta le cose. Il redde rationem del 2021, mentre i Facebook Files sono prossimi alla pubblicazione, l’azienda e i suoi responsabili cominciano a sudare freddo e il gelido amorale Mark Zuckerberg (Jeremy Strong) si prepara a testimoniare davanti al Congresso. Solo Charlie, il consigliere inascoltato (Billy Burr), ha capito che la posta in gioco è morale e non solo economica. The Social: Il Prezzo della Verità è la fotografia triste ma non disperata di un mondo in cui il profitto è etica e misura di sé.

Solido sequel, lontano dalle vette dell’originale, con pregi

The Social: Il Prezzo della Verità recensione Nonsolofilm.it

C’è da dire che The Social: Il Prezzo della Verità, distanziandosi radicalmente dall’originale, spacca la prospettiva. Il film è solo parzialmente su Mark Zuckerberg e non del tutto dentro il suo mondo. Dopo aver stabilito le coordinate dell’universo Facebook con The Social Network, la priorità è analizzare l’impatto di quell’universo e delle sue regole sul mondo di fuori. Le conseguenze sono devastanti e doppie, pubbliche – è il primo film a confrontarsi, direttamente, con i tragici fatti del 6 gennaio 2021 – e private. Come monito sulla perversa influenza dei social sul discorso pubblico e le fragilità intime di miliardi (!) di persone, The Social: Il Prezzo della Verità arriva, se non fuori tempo massimo, a un paio di secondi dal gong.

Il resoconto dell’impatto della tecnologia e dei suoi visionari papà su spazi e coscienza collettivi paga dazio alla concorrenza di analoghe contemporanee esperienze, da Artificial di Luca Guadagnino (Sam Altman e OpenAI) al ritratto di Elon Musk firmato Alex Gibney. Il successo estemporaneo non era però la cosa importante per Aaron Sorkin. Ha ragione chi sottolinea l’affinità del film, più che con The Social Network, con una serie che si chiamava The Newsroom (2012-2014) e parlava della funzione democratica della stampa, in termini assoluti e in relazione a un mondo fluido, iperconnesso e post-ideologico. C’è un filo rosso tra le due storie: la parola come contenitore di idee e sentimenti. Aaron Sorkin scrive film che ridefiniscono la gerarchia tra parola e immagine; nei suoi momenti migliori è la densità, la corposità, l’esuberanza del dialogo a “montare” la storia.

Con The Social: Il Prezzo della Verità, tenendo a freno l’elettricità dei dialoghi, abusando un po’ della struttura in atti sperimentata nel sottovalutato e bellissimo Steve Jobs (Danny Boyle, 2015, riscopritelo), l’autore americano costruisce un serrato dramma d’inchiesta dall’umorismo amaro, solido e magnetico, orchestrato sul confronto di tre personalità fuori dal comune. Sono il nervosismo mai fuori controllo di Mikey Madison, la dignità dolente e autoironica di Jeremy Allen White e l’equilibrio di attenzione al dettaglio e magnetismo di Jeremy Strong. Mark Zuckerberg è a un passo dal totale oblio morale, una maschera di amoralità e cinico disimpegno, mentre Frances e Jeff rappresentano la convergenza tra due nobili punti di vista: quello di chi abbraccia senza remore la via del progresso e lotta dall’interno per migliorare le cose (lei), e quello più distante e severo (lui).

A The Social: Il Prezzo della Verità manca l’elettrico appeal della novità, e non ha nulla che regga il confronto con la regia di David Fincher.

Per il film del 2010 rappresentò moltissimo: un temperamento in grado di bilanciare la corposità della parola con la densità (emotiva, intellettuale) dell’immagine e un ritmo tesissimo. Pure, l’esperimento del sequel anomalo, lontano dalle vette del primo film, può comunque dirsi coronato da un certo successo. Perché Aaron Sorkin racconta lo scontro tra Davide e Golia in modo pragmatico: si può colpire il colosso social, non affondarlo. Perché il focus è sul fluido primo quarto del XXI secolo, ma il discorso su responsabilità e scelta, l’elogio di individui e istituzioni (stampa, giustizia) in lotta contro un potere pago di sé e della sua fame di profitto, ha risonanza universale. Perché la densità della parola e l’architettura dei temi non soffocano lo spettacolo e l’umorismo – i duetti tra Jeff e Frances – valorizzando gli interpreti senza caricarli di sovrastrutture. In fondo, è questo che fa il film: rivaluta l’analogica condizione umana e un paio di buone regole morali in un presente impazzito e tecnologicamente disumanizzato.

The Social: Il Prezzo della Verità arriva nelle sale italiane l’8 ottobre 2026 per Eagle Pictures.

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Recensione

Regia—3
Sceneggiatura—3
Fotografia—3
Recitazione—3
Sonoro—3
Emozione—3
Media finale
3/5
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