Martin McDonagh torna alla Mostra del Cinema di Venezia con il dissacrante Wild Horse Nine. Unendo il gusto per la commedia nera a una riflessione sulla geopolitica attuale, il regista di Gli Spiriti dell’Isola ha presentato il suo nuovo film insieme al cast in conferenza stampa.
Uno degli elementi più suggestivi riguarda la location. La storia è ambientata nel 1973 sull’Isola di Pasqua, un luogo insolito ma anche “magico” per certi versi: “Abbiamo trascorso il tempo più magnifico sull’isola. Penso che ognuno di noi ne sia uscito sentendosi aiutato spiritualmente da quel luogo”, ha dichiarato il regista Martin McDonagh.
Wild Horse Nine è la seconda pellicola in assoluto ad aver ottenuto il permesso per filmare in questo territorio considerato sacro. Il produttore Graham Broadbent ha illustrato la complessità dell’operazione: “È stato fatto solo un film lì prima, quindi abbiamo decisamente dovuto portare tutte le telecamere e le auto d’epoca via nave da Santiago.” E ha continuato: “L’isola è un sito Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Quei Moai che si vedono nel film sono tutti sacri. La nostra idea era: non lasciare nulla, non portare dentro nulla. Volevamo che il popolo Rapa Nui sentisse di essere completamente rispettato.”
La complessità della lavorazione ha anche coinvolto altri attori, come Steve Buscemi, le cui scene sono state girate all’interno di una stanza: “Siamo volati all’Isola di Pasqua solo per recitare le battute al telefono fuori campo dalla stanza accanto.”
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Wild Horse Nine: perché non è solo una commedia nera

McDonagh ha parlato della genesi del film, e di come inizialmente sia stata concepita solo come una commedia nera, salvo poi espandersi a qualcosa di più profondo.
“Avevo scritto alcune versioni con due ragazzi diversi, a volte un padre e un figlio, o due attori. Ma la storia ha preso vita solo quando ho iniziato a collegarla al coinvolgimento della CIA nel rovesciamento di Allende. Ho capito che il film poteva parlare del senso di colpa e del rimpianto di un agente per le azioni compiute nella sua vita. Questo ha trasformato la narrazione da una semplice commedia a qualcosa di molto più profondo, triste e cupo”, ha spiegato.
La geopolitica viene esplorato con uno sguardo anche al presente, ma senza perdere di vista il lato più “leggero” che caratterizza il cinema di McDonagh.
John Malkovich ha affermato che gli è piaciuto che il film parlasse di “due imbecilli così sprovveduti da annunciare apertamente di essere della CIA e di essere lì per destabilizzare una democrazia. Il film affronta due eventi traumatici come l’assassinio di Kennedy e il colpo di Stato contro Allende con grazia, intelligenza e senso di equità.”
Ai due agenti della CIA, interpretati da Malkovich e Sam Rockwell, si contrappongono le due giovani studentesse che appoggiano il governo di Allende, interpretate da Mariana di Girolamo e Ailín Salas. “I nostri personaggi sono studentesse di sinistra, idealiste e sostenitrici del progetto di Allende. Il legame che si crea con gli agenti supera le barriere culturali e generazionali, mostrando una profonda umanità”, ha raccontato Mariana di Girolamo.
La sceneggiatura è centrale in ogni opera del regista irlandese, e anche in Wild Horse Nine non fa eccezione. Sam Rockwell ha evidenziato le influenze del film: “Abbiamo fatto riferimento a Mikey e Nicky di Elaine May e Cinque pezzi facili. Credo che molte dinamiche da film gangster provengano da Il calapranzi di Harold Pinter e di riflesso da Samuel Beckett.”





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