Paolo Strippoli è una delle voci più interessanti del panorama cinematografico italiano e con L’Estranea, film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 83, ha confermato ancora di più il suo talento nel folk horror. Regista da tenere d’occhio da diversi anni – dopo il debutto insieme a Roberto De Feo in A Classic Horror Story – Strippoli firma una pellicola faustiana dove il bene si paga sempre a caro prezzo.
Sul finire degli anni ’90, una facoltosa famiglia romana si trasferisce a Bari dove diventa un punto di riferimento dell’alta borghesia. La madre Anna (interpretata da Justine Trinca) vuole solo il meglio per i suoi figli. Tobia (Andrea Genovese da adulto), il maggiore, ha un futuro come calciatore professionista davanti a sé. Alice (Romana Maggiora Vergano da adulta) è una promessa del grande schermo. Il padre Walter (Adriano Giannini) è un uomo d’affari e si occupa di tutta la casa. Poi accade un evento drammatico che porta Alice a incontrare una misteriosa donna (Valeria Bruni Tedeschi) con cui stringe un patto: e sarà l’inizio di una spirale di dolore e sofferenza.
L’Estranea forse funziona meglio nel titolo scelto per la distribuzione internazionale: The Spiral rende meglio l’idea dell’esistenza travagliata in cui Anna ha trascinato inconsapevolmente la sua famiglia. Perfino il simbolo della spirale si ripete diverse volte all’interno del film, in particolare nelle liquirizie che la donna consuma come se ne fosse ossessionata.
L’Estranea, una storia affascinante sul potere dei desideri tra realtà e fantasia

Strippoli si avvale di pochi elementi a disposizione, che fanno comunque il suo effetto. Dopo l’incubo urbano di Piove, il regista barese torna ad esplorare il cupo mondo del folklore con una storia che affonda le sue radici nel più classico dei racconti: il potere dei desideri e delle conseguenze che essi possono avere sulla vita delle persone.
Con il film L’Estranea, Strippoli evita la trappola dei jump scares affidandosi a una fotografia studiata ad hoc che rende il confine tra realtà e fantasia più inquietante possibile. I corridoi si fanno più stretti per dare l’idea del soffocamento provato dal personaggio di Jasmine Trinca nel momento in cui deve stringere un patto demoniaco con l’estranea Valeria Bruni Tedeschi.
La famiglia protagonista della pellicola aveva tutto. “Noi eravamo quelli che gli altri volevano diventare”, dice a un certo punto Anna rivolgendosi alla figlia. Il desiderio di una vita perfetta spinge l’essere umano (che è imperfetto per natura) ad arrivare a tutto pur di vivere felicemente. Tutto, però, ha un prezzo.
Il regista di A Classic Horror Story non si limita a raccontare una storia che va esplorata in tre capitoli, ciascuno dedicato a un membro della famiglia di Anna, il personaggio in assoluto più importante. Strippoli chiede allo spettatore di riflettere e farsi una propria idea. Le tragedie si susseguono, portando la donna protagonista a pagare un prezzo sempre più alto per colpa delle sue scelte.
Un film al femminile

Madre e figlia arrivano a un confronto in cui ragione e follia si incontrano e si scontrano: ciò che Anna sta raccontando è accaduto veramente, oppure è frutto della sua fantasia? Il regista ci lascia con un finale apocalittico e apparentemente senza speranza, portandoci a riflettere sull’ambiguità del male.
L’Estranea è un film di sole donne: sono esse a dominare la scena. Valeria Bruni Tedeschi è senza dubbio la star del film: magnetica, goliardica, un diavolo in gonnella che attrae e diverte. Quando è in coppia sullo schermo con Jasmine Trinca, è una gara di bravura. Romana Maggiora Vergano continua a crescere e maturare come attrice, e in questo film si ritaglia un ruolo non semplice, in cui è costantemente messa alla prova dalla Trinca e dal suo personaggio.
L’Estranea è un’opera affascinante carica di tensione e a tratti inquietante, come il genere lo richiede. E Paolo Strippoli è un autore coraggioso e visionario.
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