“Your new reality”, campeggia sui manifesti pubblicitari di una Los Angeles piuttosto anonima e caotica, e sembra citare gli slogan subliminali di Essi vivono di Carpenter. Solo che qui non bisogna indossare nessun occhiale speciale: è tutto sotto gli occhi di tutti. La new reality, influenzata e organizzata dall’AI, sembra ormai aver sostituito il mondo reale, tangibile. Good Luck, Have Fun, Don’t Die di Gore Verbinski è un manifesto grottesco che cerca di restituire, attraverso un film che mescola i generi, centralità all’uomo, in quanto Essere che esiste, soggetto al divenire e al cambiamento.
Sam Rockwell guida una folle corsa contro l’AI
Al centro c’è un centratissimo e istrionico Sam Rockwell (The Man from the Future), l’Uomo del Futuro che alle 10:10 pm in punto piomba in un diner di Los Angeles, vestito con un improbabile impermeabile e cavi sparsi per il corpo, prende in ostaggio il ristorante e i commensali. Scatta il panico, sbraita, urla, invoca la fine del mondo per colpa di una futura minaccia dell’Intelligenza artificiale. Tutti intorno lo prendono per pazzo. Minaccia di far saltare in aria l’intero locale con la bomba che ha addosso, fino a quando, rivelando dettagli sconosciuti delle persone nel ristorante, non conquista la scena e assolda un gruppo di persone normali. Da qui parte un’avventura scapestrata, tra minacce di felini giganti, adolescenti in versione zombie e killer inferociti.
Good Luck, Have Fun, Don’t Die: un cast pazzesco nel film di Gore Verbinski

Il regista della trilogia originale de I pirati dei Caraibi si muove benissimo in questo marasma ordinato, segue i suoi personaggi, scritti tutti con spessore. C’è la coppia di insegnanti in crisi interpretata da Zazie Beetz e Michael Peña, con una grande chimica tra loro; poi c’è una madre che ha perso suo figlio nell’ennesima sparatoria in America, una bravissima Juno Temple, e un’esplosiva Haley Lu Richardson. La scrittura di Matthew Robinson gioca con l’assurdo, fa dell’iperbole una continua critica sociale, dall’assoluta freddezza e dalla routinaria abitudine dei genitori e dello Stato nel fare fronte alle troppe vittime di attentati nelle scuole americane. E qui ci sono dei richiami al cinema glaciale di Haneke. Oppure quando vengono mostrati degli adolescenti in versione catatonica, incollati agli schermi, una sorta di Notte dei morti viventi dei tempi moderni.
Se a volte la sceneggiatura fa centro costruendo un universo a sé stante, in certi momenti sembra fossilizzarsi in dinamiche un po’ prevedibili e macchinose. Tuttavia, il pastiche di Verbinski, complice un ritmo serratissimo, porta a casa una commedia brillante che fa un discorso sulla deriva tecnologica intrapresa negli ultimi anni. La velocità con cui l’AI sembra apprendere logiche e strutture algoritmiche viaggia spedita, e sembra che l’essere umano non possa far altro che starle dietro e giocare di rimessa.
È quello che fanno i protagonisti di Good Luck, Have Fun, Don’t Die, armandosi di spirito guerriero, ognuno con i propri traumi e punti deboli; cercando – e forse qui risiede la risposta del film – nel supporto con l’Altro una salvezza (?). Se vogliamo, è un umanesimo alla Spielberg che si tinge di tinte action e splatter qua e là, affidandosi all’eccezionale bravura registica di Verbinski e a un cast affiatato. Fin dove arriverà l’AI? “Puoi fidarti della realtà”, dice a un certo punto un bambino prodigio che sta alimentando un software capace di non poter tornare più indietro. Ma siamo ancora sicuri di sapere cosa sia la realtà e cosa sia la finzione?
Good Luck, Have Fun, Don’t Die di Gore Verbinski è nelle sale dal 25 giugno 2026, distribuito in Italia da Vertice 360.





