La fine del mondo, ancora una volta. Una pandemia, una civiltà scomparsa, pochi sopravvissuti costretti a difendere ciò che rimane e un paesaggio nel quale ogni incontro può trasformarsi in una minaccia. Gli elementi sono quelli di un immaginario che il cinema e la serialità contemporanea hanno esplorato fino quasi a consumarlo. Con The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, Ridley Scott sembra però interessato meno alla catastrofe che a ciò che continua a sopravvivere al suo interno. Non soltanto l’istinto, la paura o la violenza, ma la necessità di cercare ancora qualcuno, di attraversare il vuoto e convincersi che, oltre l’orizzonte, possa esistere qualcosa per cui valga la pena continuare a vivere.

Il nuovo film diretto dal regista di Alien, Blade Runner e Il gladiatore, e scritto da Mark L. Smith (sceneggiatore di Revenant – Redivivo) è tratto dal romanzo Le stelle del cane di Peter Heller del 2012. Al centro del racconto c’è Hig, interpretato da Jacob Elordi, un giovane pilota sopravvissuto all’epidemia che ha sterminato gran parte della popolazione mondiale. Accanto a lui Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce, Allison Janney e Benedict Wong, all’interno di un’opera che prova a poggiare buona parte delle sue fortune sulle spalle di un cast non involontariamente stellare.
Prodotto dallo stesso Scott insieme a Michael Pruss, Mark L. Smith e Cliff Roberts, The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, nelle sale cinematografiche italiane dal 26 agosto 2026, è fotografato da Erik Messerschmidt, montato da Claire Simpson e Sam Restivo e accompagnato dalle musiche di Harry Gregson-Williams.
Il mondo dopo la fine

Siamo nel 2035. Una mortale epidemia influenzale ha eliminato quasi completamente la popolazione mondiale, mentre molti dei pochi sopravvissuti sono affetti da una debilitante malattia del sangue. La società non esiste più e ciò che ne rimane è frammentato in piccole comunità, rifugi isolati e individui disposti a tutto pur di difendere le proprie risorse. Hig vive in un aeroporto abbandonato insieme al suo cane Jasper e a Bangley (Josh Brolin), un ex marine armato, diffidente e ossessionato dalla sicurezza. I due hanno costruito un sistema apparentemente efficiente: Bangley protegge il perimetro, individua le minacce e impedisce agli estranei di avvicinarsi; Hig sorvola il territorio con il proprio Cessna (vero co-protagonista al pari di Jasper), cerca provviste e mantiene i contatti con una comunità mennonita sopravvissuta all’epidemia.
A tenerli insieme, più che un’ amicizia, la consapevolezza di essere reciprocamente necessari. Bangley ha bisogno dell’aereo e dello sguardo di Hig sul mondo esterno; Hig ha bisogno della capacità militare e del pragmatismo di Bangley. Il primo ha accettato che la vita si sia ridotta alla difesa di uno spazio. Il secondo continua invece a credere che, da qualche parte, possano esistere altre persone e una possibilità diversa dalla semplice sopravvivenza.
Quando intercetta una misteriosa trasmissione radio, Hig decide quindi di oltrepassare il raggio di sicurezza entro il quale ha imparato a muoversi. Un guasto al motore del Cessna costringe il protagonista a sostare in un canyon isolato dove, intento a riparare il mezzo per ripartire, si imbatte in Pops (Guy Pearce) e sua figlia Cima (Margaret Qualley). Il padre inizialmente accoglie l’estraneo come una potenziale; Cima, al contrario, conserva una dolcezza e una disponibilità che Hig non incontrava da anni. Quella casa sembra contenere tutto ciò che il mondo esterno ha ormai perduto: quiete, fiducia e la possibilità di immaginare nuovamente un futuro. Ma anche questo equilibrio è destinato a essere minacciato.
Sopravvivere per la vita o vivere per la sopravvivenza

The Dog Stars separa due concetti che il cinema post-apocalittico spesso intreccia fino a farli confluire: vita e sopravvivenza. Bangley ha trasformato l’esistenza in una successione di operazioni necessarie, riducendo ogni rapporto umano a una questione di affidabilità, utilità e pericolo. Hig continua invece a volare, incapace di accettare che il mondo termini nel perimetro che hanno costruito. È proprio il movimento a distinguere i due personaggi. Bangley rimane a terra e protegge il confine; Hig sale sul proprio Cessna e attraversa l’orizzonte. L’aereo diventa così molto più di un mezzo di trasporto: è un rifugio, uno strumento di libertà e la materializzazione del bisogno di non restare immobile. Scott alterna i grandi spazi naturali alla ristrettezza dei luoghi abitati, mostrando un mondo nel quale la natura ha ripreso possesso dello spazio mentre gli esseri umani continuano a barricarsi dentro aeroporti, fattorie e abitazioni.
A interessare il regista non è tanto la costruzione della catastrofe quanto ciò che rimane dopo. L’epidemia resta sullo sfondo e il film si concentra sulle sue conseguenze emotive. Hig ha perduto la moglie, la propria casa e la possibilità di riconoscersi nel mondo che lo circonda. Jasper rappresenta l’ultimo legame con quella vita e, attraverso il rapporto con il cane, emerge ciò che il protagonista continua a proteggere: la capacità di prendersi cura di qualcuno e di dipendere ancora da un altro essere vivente.
The Dog Stars: la fine del mondo, ancora una volta

Il limite principale di The Dog Stars è la familiarità del proprio immaginario. La pandemia, l’aeroporto trasformato in rifugio, il segnale radio, l’uomo armato che non si fida di nessuno e la ricerca di altri sopravvissuti appartengono a un genere ormai estremamente codificato. Ridley Scott prova a evitare gli automatismi più evidenti, rinunciando agli zombie e a una continua escalation spettacolare, ma non sempre riesce a trasformare questa scelta in qualcosa di realmente nuovo.
La prima parte è la più compatta e convincente. Il rapporto tra Hig e Bangley, la gestione dell’aeroporto, i voli e la presenza di Jasper costruiscono un piccolo universo autonomo. Quando Hig incontra Cima e Pops, il racconto diventa invece più prevedibile. Margaret Qualley offre al personaggio una delicatezza credibile, ma il rapporto con Hig si sviluppa troppo rapidamente per possedere fino in fondo il peso emotivo che il film vorrebbe attribuirgli. Anche l’ingresso dell’azione nell’ultima parte conduce il racconto verso territori più convenzionali, semplificando ciò che la fase precedente aveva costruito con maggiore pazienza.
Rimane però una componente profondamente umanista. Hig non cerca una cura capace di cancellare l’apocalisse: cerca altre persone, una voce, una casa e qualcuno con cui condividere nuovamente il tempo. Il volo diventa allora un atto di fiducia, la decisione di esporsi al rischio perché la sopravvivenza, da sola, non è più sufficiente.
The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine non reinventa il cinema post-apocalittico, all’interno di un immaginario già conosciuto tenta di accaparrarsi uno spazio più intimo e malinconico. Ridley Scott racconta la fine del mondo come la fine di ogni certezza e lascia al centro un uomo che continua a volare, non perché sappia davvero dove andare, ma perché restare fermo significherebbe accettare che non esista più nulla da cercare.





