7 film di Alfred Hitchcock per (ri)scoprire il Maestro del brivido

Scopriamo quei film di Alfred Hitchcock che lo hanno reso il celebre Maestro del brivido.

Alfred Hitchcock film nonsolofilm.it

Alfred Hitchcock si è guadagnato nel tempo la fama di Maestro del brivido per via dei suoi film, che hanno dato vita a un nuovo concetto di paura e suspense. Nelle sue opere, il celebre regista britannico (ma naturalizzato statunitense) ha spinto l’uomo comune sempre in situazioni di pericolo, portandolo a dover discernere tra bene e male; è qui che Hitchcock rappresenta al meglio la condizione umana in tutta le sue fragilità e sfaccettature.

Nato a Londra il 13 agosto 1899, Alfred Hitchcock è maggiormente noto per i suoi film girati negli Stati Uniti, dove si era trasferito alla fine degli anni Trenta. Da qui inizia il suo “periodo americano”, dove firma una ventina di lungometraggi, molti dei quali diventati cult ed entrati nell’immaginario collettivo.

Per (ri)scoprire il Maestro del brivido Alfred Hitchcock, noto autore di opere come Psycho, La finestra sul cortile, La donna che visse due volte e Intrigo internazionale abbiamo selezionato alcuni film che non sono necessariamente tra i più famosi, ma sono di certo quelli da vedere assolutamente.

1. La signora scompare (1938) tra i film essenziali di Alfred Hitchcock

Nell’ultimo film del suo ‘periodo britannico’, Hitchcock sembra mettere fine a questo capitolo della sua vita con un’opera che racchiude tutto il suo pensiero politico dell’epoca: l’antifascismo, come già espresso in altre sue pellicole. L’intreccio narrativo si svolge tutto all’interno di un treno, in cui una giovane inglese si mette alla ricerca di un’anziana signora, misteriosamente scomparsa. Il film è pieno di spie e ambiguità, due delle tematiche care a Hitchcock, e riflette il periodo storico in cui il regista aveva vissuto.

2. Nodo alla gola (1948)

Nodo alla gola è uno dei film meno conosciuti di Hitchcock, eppure merita di essere approfondito. La storia, ispirata a un fatto reale di cronaca nera, è ambientata all’interno di un appartamento e girata interamente in piano sequenza: la durata della narrazione equivale quindi alla durata della pellicola. Hitchcock sceglie James Stewart, che diventerà uno dei suoi attori fantoccio, come l’eroe in sordina che scopre il terribile segreto nascosto all’interno di un baule nell’appartamento di due studenti.

Il ritmo è lento e inesorabile, in parte perché Hitchcock decide di mostrare l’omicidio all’inizio, togliendo tutta la suspense che caratterizza le sue opere. Il cambiamento stilistico non nuoce alla storia, anzi permette al pubblico di compiere un’operazione inversa, scoprendo i (futili) motivi che hanno spinto i due giovani ad uccidere un loro coetaneo.

3. Il delitto perfetto (1954), film cult per scoprire Hitchcock

Uno dei film che meglio racchiude la cinematografia di Hitchcock. Il delitto perfetto ha un’ambientazione “teatrale”, tutto all’interno di uno spazio chiuso, per mantenere fedeltà al testo originale. Lo spettatore è coinvolto attivamente nel piano del marito di far uccidere sua moglie: vive anch’esso ansia, tensione, ed è spaventato all’idea di essere scoperto. Il film rappresenta anche l’inizio del sodalizio di Alfred Hitchcock con Grace Kelly, un’attrice bionda, elegante ma “fredda”, un archetipo distante dal classico modello femminile proposto all’epoca.

4. La finestra sul cortile (1954) tra i film più famosi di Alfred Hitchcock

Definito da Hitchcock stesso “Una sola immensa scenografia e tutto il film visto attraverso gli occhi dello stesso personaggio”, La finestra sul cortile ha sempre offerto spunti per diverse interpretazioni. James Stewart è un fotoreporter di successo costretto su una sedia a rotelle a causa di un incidente a una gamba. Grace Kelly è la sua graziosa fidanzata, una donna sofisticata ma forte, dotata di ironia. La finestra sul cortile è il cinema che si fa cinema: lo spettatore si sente inerme come Stewart, e segue la vita dei suoi vicini attraverso lo stesso binocolo con il quale lui passa le giornate.

Idealmente, è lo stesso protagonista che sceglie cosa inquadrare e chi seguire, realizzando un vero film dalla sua camera da letto. In questo film vediamo meglio cosa rappresenta la donna nel cinema di Hitchcock:, che può essere la fortuna oppure la disgrazia dell’uomo.

5. La donna che visse due volte (1958) in cui Hitchcock affronta il tema del doppio

La donna che visse due volte può essere definito un thriller romantico nonché uno dei film più complessi del regista britannico. In esso vi è l’evidente tema del doppio, identificato con l’Effetto Pigmalione. Il protagonista, ancora una volta interpretato da James Stewart, vede in Judy (Kim Novak) la donna amata Madeline, apparentemente morta suicida tempo prima. Ossessionato da lei, tenta di plasmarla come la sua ex, fino a quando scopre la terribile verità. Il film è costruito con dettagli minuziosi: c’è l’uso costante del colore verde, così come il tema delle vertigini, di cui soffre il protagonista (il titolo originale del film è Vertigo), che lo accompagnano fino allo sconvolgente finale.

6. Psycho (1960)

Tratto dal romanzo, a sua volta ispirato ai crimini commessi dal killer Ed Gein, Psycho ha ridefinito il genere horror/thriller, dando vita a sequel, prequel e spin-off vari. E’ un Hitchcock che “spaventa” veramente: sceglie il bianco e nero, insolita all’epoca, probabilmente perché è un film “crudo” (la scena della doccia ormai celebre, il teschio della mamma morta) e per dare più risalto all’ambiguità che pervade la narrazione con il costante contrasto tra luci e ombre. Norman Bates (Anthony Perkins), giovane e instabile proprietario di un hotel, accoglie una donna (bionda, ovviamente, interpretata dalla celeberrima Janet Leigh), in fuga con una grossa somma di denaro. Sarà l’inizio di un incubo infernale.

7. Gli uccelli (1963) tra i film di Hitchcock in cui si esplora l’uomo e il suo ruolo nel cosmo

Con il suo finale apocalittico e senza una reale conclusione, Gli uccelli può considerarsi come il film più esistenzialista di Alfred Hitchcock. L’eterna domanda, a cui lo spettatore non trova risposta, è perché gli uccelli iniziano improvvisamente ad attaccare l’uomo. Prima che si arrivi a questo, il pubblico viene introdotto lentamente al dramma che ne scaturirà. L’inizio è infatti tipico da commedia romantica: la bionda Tippi Hedren, all’epoca poco conosciuta, interpreta la mondana Melanie Daniels che incontra per caso l’avvocato Mitch Brenner, interpretato da Rod Taylor, in un negozio di uccelli. Poco dopo accade un fatto inspiegabile: la ragazza viene aggredita da un gabbiano.

Gli uccelli è un film riflessivo nel suo essere orrifico: rende l’uomo inerme di fronte alla potenza della natura, che comincia a ribellarsi ad esso. Il finale lascia ben poche speranze e quel silenzio quasi irreale è simbolo di solennità, di una natura che sembra riprendersi il suo posto nel mondo.

Recensione

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