Chiami il mio Agente! – recensione del film tratto dall’iconica serie tv francese

chiami il mio agente recensione nonsolofilm.it

Creare un film che funga da sequel per una serie tv, dando quindi una sorta di continuo o conclusione, è un’impresa che Chiami il mio Agente! prova a fare. Ma non con il risultato sperato. La produzione originale di Dix Pour Cent è andata in onda in patria per quattro stagioni dal 2015 al 2020, riscuotendo un successo sorprendente, tanto da generare diversi adattamenti; il più famoso è senza dubbio la versione italiana con Maurizio Lastrico e la compianta Marzia Ubaldi.

Il film di Chiami il mio Agente! arriva in Francia sei anni dopo la fine della serie tv, ed è passato tanto tempo. I personaggi, così come gli attori che li hanno interpretati, sono sempre là. Camille Cottin è la protagonista assoluta nel ruolo di Andréa Martel, associata e agente artistica, diventata ormai una donna indipendente dall’agenzia. Adesso si è reinventata regista e si prepara a girare il suo primo lungometraggio.

Al suo fianco c’è ancora la fedelissima (e ancora un po’ imbranata) Noémie Leclerc (Laure Calamy), ora produttrice televisiva di una serie tv di successo. Per ripartire, Andréa ha bisogno di riunire la vecchia squadra dell’agenzia ASK, ma gli intoppi sono dietro l’angolo tra problemi personali, attori capricciosi e finanziamenti che tardano ad arrivare.

Chiami il mio Agente! funziona come reunion, ma senza la magia della serie tv

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Trasportare un prodotto dal piccolo al grande schermo (e viceversa) è un’operazione delicata, poiché i tempi di narrazione sono diversi. La serie tv di Chiami il mio Agente! poteva dilatare le storie dei personaggi, includerle nei sei episodi a stagione. Con un lungometraggio, per ovvi motivi di minutaggio, è un’altra cosa. La narrativa si rimpicciolisce, bisogna trovare spazio ai tanti personaggi che la affollano, e non sempre tutti trovano una giusta collocazione.

Così il genio di Nicolas Maury, nei panni di Hervé André-Jezak, viene ridotto a una mera presenza per fare spazio ai drammi personali di Andréas, alle prese con la delicata custodia della figlia, e a quelli di Noémie e la sua relazione di alti e bassi con Mathias Barneville (interpretato da Thibault de Montalembert), ex capo dell’agenzia.

Come da tradizione non mancano le guest star d’eccezione nei panni di versioni fittizie di loro stessi. In primis c’è il super divo George Clooney, poi gli attori francesi Laetitia Casta e Vincent Macaigne, quest’ultimi protagonisti della pellicola che Andréas vuole girare. Si sta sul set, ci sono i litigi e le incomprensioni, il tutto in una salsa verosimilmente vicina a quella che era lo stile della serie tv originale di Chiami il mio Agente!.

Unico problema? Non si ride. Le battute risultano spente, le situazioni spingono quanto più possibile a rilanciare il format della comedy, ma non si riesce ad andare oltre quel limite. Le quasi due ore a disposizione di girato non bastano per poter definire il film un sequel (se così si può chiamare) riuscito. Piuttosto, si è di fronte a un’operazione nostalgica. Il film di Chiami il mio Agente! funziona meglio se visto come una reunion in cui, a distanza di anni, gli attori protagonisti si ritrovano per ripensare ai bei vecchi tempi andati.

Il problema dei revival di serie tv sta proprio in questo: si tende a sottovalutare che dopo tutto questo tempo si possa ricreare la magia della prima volta. Non c’è niente di più sbagliato. Ci hanno provato molti prodotti televisivi, e non sempre sono riusciti nell’impresa.

Per questo motivo, il film sequel di Chiami il mio Agente! potrà far sorridere i fan nostalgici della serie originale, ma non può convincere nella riuscita del prodotto finale.

Recensione

Regia3
Sceneggiatura2
Fotografia2
Recitazione3
Sonoro2,5
Emozione2
Media finale
2,4/5
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