Venezia 83 – Oasis: Don’t Look Back in Anger, recensione del documentario sull’iconica rock band britannica

Oasis: Don't Look Back in Anger recensione nonsolofilm.it

Nel 2009, Liam e Noel Gallagher litigano prima di un concerto, segnando la fine degli Oasis: Don’t Look Back in Anger narra cos’è successo dopo e come sono tornati di nuovo a suonare insieme. Il film documentario sull’iconica rock band britannica approda alla Mostra del Cinema di Venezia 83 portando dentro di sé una scia di nostalgia.

Diretto da Dylan Southern e Will Lovelace, sceneggiato da Steven Knight, Oasis: Don’t Look Back in Anger racconta il trionfale ritorno sulle scene dei fratelli Gallagher, a quindici anni dalla loro lite che ha distrutto il gruppo. Liam e Per tutto questo arco di tempo, Liam e Noel non si sono mai parlati, finché decidono di riunirsi. Nel maggio 2025 iniziano le prove del loro mega tour, che verrà inaugurato a Cardiff tra nervosismo e insicurezze, ma con lo stesso spirito di un tempo. Una volta che sono insieme sul palco, si rendono conto che i decenni non sono mai passati, e che tutte le discussioni possono essere lasciate alle spalle.

Gli Oasis sono celebrati nel Regno Unito come una sorta di religione. C’è chi ne parla come se fossero dei figli, chi come se fossero degli amici. Oasis: Don’t Look Back in Anger è anche la storia della gente comune che ha trovato sé stessa attraverso la loro musica.

Oasis: Don’t Look Back in Anger è il ritratto edulcorato di due fratelli controversi

Dal documentario prodotto dalla Disney e Sony emerge il ritratto (anche edulcorato) di due fratelli separati da anni che si ritrovano dimenticando tutto quello che è successo quando erano giovani. Per tutto il film pervade un senso di nostalgia per gli anni Novanta, quando gli Oasis hanno fatto il loro ingresso nell’Olimpo della musica, e per gli anni passati.

In quasi due ore di girato, raccogliendo video d’archivio e immagini reali dei concerti, si riesce a percepire l’atmosfera vissuta dai due fratelli sul palco. Le canzoni passano sullo schermo, da quelle iconiche Wonderwall o Supersonic, alle altre storiche Live Forever e Roll With It, incluso il brano che dà il titolo al documentario, trascinando dietro di sé intere generazioni.

Oasis: Don’t Look Back in Anger è soprattutto un film sulla nostalgia. Intervistati, a turno Liam e Noel ripercorrono quei tempi d’oro e fanno un’esame di coscienza, rendendosi conto che ormai sono cresciuti e sono diventati adulti, pur mantenendo quel loro spirito libero e sboccato che li ha sempre contraddistinti.

Don’t Look Back in Anger è anche un film sulla musica che salva la vita, un messaggio universale che conclude in bellezza il documentario. Il titolo stesso della canzone è un invito a “non guardarsi indietro con rabbia” e con risentimento; titolo scelto appositamente per il film per sottolineare un legame fraterno che, nonostante le crepe giovanili, ha saputo rinvigorirsi. Liam e Noel si sono ritrovati, hanno scoperto nuovi lati di loro che non conoscevano, e che li ha uniti ancora di più.

Pur riuscendo a ricalcare l’estasi delle esibizioni dal vivo degli Oasis, il documentario non spiega fino in fondo cosa abbia portato Liam e Noel a ricongiungersi dopo oltre dieci anni. La sensazione che permane è quella di una pellicola che cerca di temperare gli animi ribelli dei due fratelli, da sempre spiriti controversi. Liam, il minore, è quello più lunatico con i suoi momenti. Noel, il maggiore, è quello scontroso ma più diplomatico.

Il “compitino” dello sceneggiatore Steven Knight sembra essere quindi quello di dipingere il ritratto di una famiglia distrutta che trova nella musica un mezzo per tornare a vivere, senza guardare al passato con rancore e rimpianto – e qui il titolo Don’t Look Back in Anger calza alla perfezione.
Al di là di quello che si vuole pensare, il documentario sugli Oasis è comunque un’occasione per andare dietro le quinte di una delle rock band più famose e amate in tutto il mondo.

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Recensione

Regia4
Sceneggiatura3,5
Fotografia4
Sonoro4
Emozione4
Media finale
3,9/5
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