Le location di Odissea: il viaggio di Ulisse, da Omero a Christopher Nolan

Un viaggio tra i luoghi in cui si svolge l’Odissea di Omero, messi a confronto con le location usate da Christopher Nolan per il film.

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In tanti hanno provato a capire quali potrebbero essere stati i luoghi toccati da Ulisse durante il suo peregrinare lontano da Itaca e ancora oggi, su molte di queste destinazioni, aleggia un’aura di mistero. Il punto è che, mentre noi ci impegniamo a capire quali possano essere i posti in cui andare per rintracciare quella magia epica, perdiamo di vista una questione fondamentale, ovvero che il viaggio è un pretesto, una scusa per andare, non tanto verso un luogo quanto verso se stessi, più esattamente verso un’immagine di sé ignota persino a chi abita dentro quel corpo che definisce proprio.

Dunque, prima di viaggiare, una premessa è necessaria: non importa che sia lineare, che sia privo di ostacoli e mostri. Anzi, se è un viaggio tutto questo deve averlo a prescindere, altrimenti chiamatela vacanza, chiamatelo weekend lungo. Il viaggio di Ulisse è ben altra cosa: è una fuga verso l’ignoto, una sfida con gli dèi, una scommessa, è il cambiamento perenne di un uomo che ha sete di scoperta e al contempo nostalgia di casa; che si lascia tentare da maghe e sirene ma torna a casa dalla sua famiglia. E non sappiamo neanche davvero chi sia quest’uomo e forse è bene se non lo sapremo mai, perché tutta questa ignoranza ci dirotta verso un’unica grande verità: Ulisse siamo tutti noi e il viaggio è quello che facciamo ogni giorno uscendo di casa (James Joyce docet) o, se volete, anche restando dentro le nostre quattro mura domestiche.

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Qualora volessimo capire le tappe del viaggio di Odisseo è bene partire dall’opera di Omero, citare i luoghi che nei versi epici vengono menzionati, senza tralasciare il dubbio che probabilmente sempre ci accompagnerà, ovvero la mancata certezza in merito all’esistenza e alla collocazione di quei posti.
Prenderemo come punto di riferimento la Prefazione scritta da Romagnoli per L’Odissea di Omero (Bologna: Nicola Zanichelli, 1923. Edizione digitale a cura di Liber Liber), all’interno della quale ampio spazio viene dato al lavoro svolto dal diplomatico e geografo francese Victor Bérard, che percorse personalmente il Mediterraneo confrontando il testo epico con la geografia reale. Romagnoli considera il suo lavoro il miglior commento geografico del poema, pur precisando che molte identificazioni rimangono discutibili e che egli stesso si concede una certa libertà nell’interpretarle.

Stando al film di Christopher Nolan, le location non sono sempre fedeli alla ricostruzione storica e letteraria e anche le tappe subiscono omissioni e cambiamenti, dal momento che nel film con Matt Damon la narrazione si serve di molti flashback, ai quali si aggiunge l’interpretazione del regista.

Troia: dove inizia il viaggio di Ulisse nell’Odissea e dove ci porta Christopher Nolan

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Premesse a parte, il nostro viaggio non può che partire da Troia, la terra in cui si trova Ulisse dopo la fine della guerra vinta grazie al celebre inganno del cavallo.

La suddetta città è stata individuata grazie a una serie di scavi condotti dall’archeologo e imprenditore tedesco Heinrich Schliemann tra il 1863 e il 1873. Ossessionato dall’Iliade e guidato altresì dalle intuizioni dell’archeologo e diplomatico britannico Frank Calvert (in possesso di parte dei terreni oggetto di scavi), collocò in Turchia, sulla collina di Hissarlik (nella provincia di Çanakkale), in prossimità dello stretto dei Dardanelli, un’enorme stratificazione archeologica.
Non una singola città, dunque, ma almeno nove, fondate, distrutte e poi ricostruite nell’arco di circa 3.500 anni. Tra i ritrovamenti archeologici rinvenuti nel secondo strato il famoso Tesoro di Priamo (datato tra il 2500-2300 a.C., quindi prima della Troia omerica), di cui fanno parte una serie di gioielli, come il grande diadema.

Nel sesto e settimo strato, invece, databile tra il 1700 e il 1180 a.C. e corrispondente al periodo in cui realmente avvenne la guerra di Troia, sono state trovate tracce delle mura di cinta della città, alte fino a 10 metri e dotate di imponenti torri difensive e porte fortificate e, insieme a ciò, la testimonianza di diversi conflitti bellici, confermati da diverse tracce: la distruzione causata dall’incendio, le sepolture sommarie, le punte di freccia e le pietre usate per le fionde.
Gran parte dei reperti provenienti dagli scavi è oggi esposta nel moderno Museo di Troia, inaugurato di fronte all’area archeologica di Hissarlik.

Il Marocco tra le location di Odissea

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Aït Benhaddou, Ph. Teresa Monaco

Il luogo scelto da Christopher Nolan per le scene inerenti la caduta di Troia ci porta alquanto distanti dalla Turchia. La città di Priamo, infatti, è stata ricreata in Marocco.
La spettacolare sequenza del rinvenimento del Cavallo di Troia sulla spiaggia è stata realizzata a Essaouira alias la “Città del vento” (come viene definita a causa degli alisei che soffiano tutto l’anno, rendendola una delle mete preferite per gli amanti del windsurf e del kitesurf) affacciata sull’Atlantico, nota per le imponenti fortificazioni e per l’affascinante medina, dichiarata Patrimonio UNESCO.

Per raggiungere la location in cui è stata ricostruita Troia occorre addentrarsi verso l’interno (quasi 400 km), fino a superare Marrakech per poi approdare ad Aït Benhaddou (vicino a Ouarzazate), un villaggio fortificato berbero (ksar) dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e caratterizzato da un dedalo di vicoli, torri e case costruite in terra, fango e paglia. In questo luogo rimasto sospeso nel tempo, in cui vivono soltanto cinque famiglie, sono state ricreate le location di celebri film e serie TV, tra cui Il Gladiatore, La Mummia e Il Trono di Spade.
Esplorare il villaggio significa inerpicarsi in un mondo in salita in cui i colori della terra sono ricorrenti, al pari di botteghe di artigiani, caffè e fotografie atte a sottolineare il legame di questo luogo con la settima arte. Il cinema, infatti, ha dato nuova vita ad Aït Benhaddou dal momento che molti abitanti del villaggio lavorano come comparse o si occupano del comparto tecnico, creando altresì le scenografie che poi (da contratto) vanno distrutte.
Per le riprese di Odissea, la scenografa Ruth De Jong ha realizzato un enorme set di oltre 10.000 m² adiacente al ksar, creando il tempio di Atena e altri edifici destinati alle fiamme.

Gli amanti del cinema, inoltre, saranno felici di sapere che nella vicina Ouarzazate si trovano gli Atlas Studios, fondati nel 1983 e famosi per gli immensi set all’aperto. Una specie di “Cinecittà del Marocco”, o “Hollywood del Deserto”, se preferite!

La Terra dei Ciconi, in Tracia. Ma a quale location corrisponde nel film di Nolan?

Tornando al viaggio dell’Odisseo omerico, dopo essere partito da Troia la sua prima tappa, di cui si parla nel Canto IX dell’Odissea, è la Terra dei Ciconi, tradizionalmente collocata da autori antichi come Strabone, nei pressi dell’antica Maronea, sul Mar Egeo, nella regione storica della Tracia (attuale Grecia nord-orientale). Nel poema epico l’eroe e il suo equipaggio sopraggiungono a Ismaro, dove fanno razzie di cibo e ricchezze, subendo la sconfitta dei Ciconi e ricevendo in dono dal sacerdote Marone (come ringraziamento per avergli salvato la vita) il vino che poi tornerà utile nell’episodio con Polifemo, ma che Christopher Nolan non cita.

Nell’Odissea di Nolan la Terra dei Ciconi non assume alcuna rilevanza particolare, perdendo la rappresentazione autonoma di cui gode nel poema omerico per essere ridotta a una mera sequenza d’azione che serve a mostrare il temperamento di Ulisse e del suo equipaggio dopo la caduta di Troia, senza purtroppo palesare la tracotanza dell’hybris e la rovina a cui si va inevitabilmente incontro quando si sceglie di percorrere la strada dell’avidità.
Nel film con Matt Damon ciò che vediamo è un susseguirsi di razzie, saccheggi, uccisioni, con Odisseo che tenta invano di convincere i suoi uomini a ripartire. Al tutto si amalgama la citazione dei “popoli del mare” che attraversa l’intera pellicola.

Stando alla location reale, le scene sono state girate presso la città di Kavala (in Grecia settentrionale (esattamente a cavallo tra la Macedonia Orientale e la Tracia), affacciata sul Mar Egeo settentrionale e caratterizzata da un gioco di coste rocciose e baie naturali, sita a una distanza di poco più di 100 km dalla reale Terra dei Ciconi (la già citata Maronea/ Ismaro).

La Terra dei Lotofagi è tra le tappe del viaggio di Ulisse, ma nell’Odissea di Nolan gli eventi risultano confusi

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Nell’Odissea di Omero la terza tappa del viaggio corrisponde alla Terra dei Lotofagi, i “mangiatori di loto”. Una volta approdati qui, dopo una terribile tempesta che allontana le navi dalla rotta, l’equipaggio greco mangia il frutto offerto dagli abitanti, ignaro però dei suoi effetti collaterali: a un certo punto il ritorno a Itaca viene obliterato e nessuno di loro ha più voglia d ripartire.
Questo episodio nel film di Christopher Nolan viene accorpato a quanto narrato nel canto di Calipso. In Odissea (2026) è la ninfa interpretata da Charlize Theron a offrire al personaggio di Matt Damon il frutto dell’oblio al fine di trattenerlo con sé. Un espediente che trasforma il materiale originale anche sul piano del significato, oltrepassando la rotta prestabilita. In termini di location, la Terra dei Lotofagi è tradizionalmente identificata nell’attuale Tunisia e più precisamente presso l’isola di Djerba, dove alcuni autori antichi hanno trovato somiglianza tra le piante locali e il famoso loto omerico.

Cosa vedere a Djerba

Si tratta, come nella maggior parte dei casi, di luoghi non confermati dalle indagini archeologiche, ma ricostruiti sulla base delle descrizioni fatte da Omero, tenendo conto dello spazio mediterraneo. Va da sé che, se vi travate a visitare Djerba, non troverete alcuna traccia del passaggio di Ulisse, ma varrà comunque la pena immergersi nelle acque cristalline di spiagge di sabbia bianca (come quelle di Sidi Mahrez e Seguia), perdersi tra i vicoli e le botteghe del capoluogo Houmt Souk o esplorare il villaggio di Hara Sghira Er Riadh, noto per il progetto artistico Djerbahood, che ha chiamato a raccolta più di un centinaio di artisti di strada per la realizzazione di spettacolari murales, trasformando questo luogo in un vero e proprio museo a cielo aperto.

Altra attrazione, nonché luogo di pellegrinaggio per molti ebrei è la Sinagoga della Ghriba, tra i luoghi di culto ebraici più antichi del mondo, secondo la leggenda costruito con i resti del Tempio di Gerusalemme, a seguito della sua distruzione nel 586 a.C. da parte dei Babilonesi guidati da Nabucodonosor II.
Infine, se vi trovate presso l’isola di Djerba, non potrete non far caso alla fortezza di Borj El Kebir, costruita nel XV secolo.

La Terra dei Ciclopi potrebbe essere Aci Trezza o i Campi Flegrei. Ma le location dell’Odissea di Nolan ci portano dentro la Grotta di Nestore, in Grecia

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E arriviamo nella Terra dei Ciclopi – quella dello scontro con Polifemo, dell’inganno di “Nessuno” – tradizionalmente identificata con Aci Trezza (in provincia di Catania), lungo la costa orientale della Sicilia. Lì dove Verga ha ambientato anche I Malavoglia sorgono i favolosi Faraglioni, che la leggenda collega ai massi scagliati da Polifemo contro la nave di Odisseo.
Secondo il diplomatico e geografo francese Victor Bérard molti elementi narrativi non trovano riscontro col paesaggio delle pendici dell’Etna, quanto con l’area dei Campi Flegrei, presso Cuma e Nisida.

Romagnoli insiste soprattutto sull’origine vulcanica del mito: i crateri vengono interpretati come gli “occhi” dei Ciclopi, mentre il paesaggio vulcanico spiegherebbe naturalmente l’immagine di giganti capaci di lanciare enormi massi. Secondo questa interpretazione, l’isoletta di Nisida corrisponderebbe alla piccola isola descritta da Omero, Porto Pavone al porto sicuro e le grotte della costa di Posillipo alla caverna di Polifemo, mentre gli scogli circostanti corrisponderebbero ai massi lanciati dal Ciclope.

Nel film Odissea Christopher Nolan si allontana completamente dall’Italia, scegliendo di effettuare le riprese nella regione greca della Messenia, presso Pylos ed esattamente nella spiaggia di Voidokilia, che con la sua caratteristica forma a omega rappresenta un set a cielo aperto a dir poco spettacolare. Da qui, con una passeggiata di circa un quarto d’ora, si raggiunge la Grotta di Nestore: un’ampia cavità naturale che si apre a circa 30 metri sopra il livello del mare. Proprio in questo anfratto Nolan ha scelto di ricreare la grotta di Polifemo, quella in cui Ulisse e i suoi compagni restano intrappolati. A rendere le riprese ancora più realistiche e pericolose ha provveduto, come ha raccontato Matt Damon in alcune interviste, la presenza di uno sciame d’api all’ingresso.

L’isola di Eolo. Tra le location dell’Odissea di Nolan non c’è il dio dei venti, ma ci sono le isole Eolie

Dopo la fuga dalla Terra dei Ciclopi, Odisseo approda nell’isola di Eolo, il signore dei venti, dove viene accolto dal dio con tutti gli onori ricevendo un prezioso dono poco prima della partenza: un vaso nel quale sono rinchiusi tutti i venti contrari, in modo che l’unico ad agire sia Zefiro, il vento favorevole al viaggio verso Itaca. Stremato, Ulisse si addormenta proprio quando sono vicini alla meta ed è allora che i compagni, convinti che l’otre contenga delle ricchezze, la aprono, scatenando l’ira dei venti e tornando al punto di partenza. Quando l’eroe chiede nuovamente aiuto a Eolo, il dio lo respinge, persuaso che un uomo tanto perseguitato debba essere inviso agli dèi. È uno dei momenti più amari dell’Odissea perché il ritorno a casa, ormai a un passo, svanisce per colpa degli stessi compagni di viaggio.

Secondo quanto riporta Romagnoli nella Prefazione all’Odissea di Omero, l’isola di Eolo viene identificata con Stromboli (una delle isole Eolie, in Sicilia). La descrizione fatta nel poema, che la vuole “circondata da mura di bronzo” viene interpretata attraverso l’aspetto metallico delle rocce vulcaniche descritte dagli esploratori moderni. Anche il comportamento del dio nei confronti del protagonista dell’opera sembra collegarsi naturalmente alla tradizione locale secondo la quale il vulcano è tranquillo con i venti del nord e attivo con quelli del sud.

Dove sono le Sirene di Ulisse?

L’episodio in questione viene omesso nel film di Nolan. Tuttavia le isole Eolie sono state realmente usate per le riprese in occasione della scena delle Sirene, girata tra Lipari, Vulcano e Basiluzzo. La localizzazione storica è invece presso le isole Li Galli, lungo la costa della Campania, tra la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana.

La Terra dei Lestrigoni da Omero a Nolan: la Scozia tra i luoghi in cui è stato girato Odissea

E raggiungiamo un’altra tappa del viaggio: la Terra dei Lestrigoni, tra le più incerte dell’intero poema. Prendendo come punto di riferimento sempre la Prefazione di Romagnoli, l’identificazione proposta conduce alle Bocche di Bonifacio (il pericoloso stretto che intercorre tra Sardegna e Corsica) per via di una somiglianza di natura toponomastica: il nome Lestrigoni verrebbe ricondotto infatti a “pietra delle tortore”, richiamando i numerosi promontori e scogli popolati di uccelli marini nella zona.
Romagnoli considera significativa anche la presenza del Capo dell’Orso – che richiama il nome della fonte Artacia – e soprattutto la conformazione del porto: un ingresso strettissimo protetto da alte pareti rocciose e acque interne perfettamente calme, in sorprendente accordo con la descrizione omerica. Anche l’ambiente retrostante, con le foreste e le vie percorse dai carri carichi di legname, viene letto come ulteriore conferma.

Nel poema omerico l’episodio dei Lestrigoni, collocato dopo quello di Eolo e inserito nel Libro X, mette in risalto l’arrivo in un’isola apparentemente calma e deserta, con questo porto altissimo in cui le tutte navi si immettono, tranne quella di Odisseo, che per prudenza lega la sua al di fuori di esse. Se nel poema appare la figlia del re e lo stesso Antifate, sovrano dei Lestrigoni, nel film Odissea di Christopher Nolan vediamo solo un ragazzino e il sopraggiungere di giganti in armatura che in men che non si dica divorano gran parte della flotta.

L’arte cinematografica di Nolan non ha intenzione di mettere in scena il logoramento dell’eroe né la sua prudenza (mètis), al punto che questa parte del racconto viene alleggerita e la stessa ambientazione ci consente di viaggiare non nell’insidioso mare che bagna la Sardegna e la Corsica, bensì in Scozia, presso la Foresta di Culbin: l’incantevole paesaggio fatto di dune e pinete (sotto i quali riposano i resti di una tenuta del XVII secolo, interamente sommersa da dune di sabbia nel 1694) che si estende lungo il Moray Firth, la grande insenatura del Mare del Nord.

Dove vive la Maga Circe?

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La tappa successiva del viaggio di Ulisse in Odissea è quella che nel film di Nolan viene resa con una scena di body horror davvero impeccabile (una delle migliori della pellicola), con protagonista Samantha Morton nei panni della Maga Circe. La tradizione identifica questa sequenza del viaggio nel Lazio, presso il monte Circeo, tra le province di Roma e Latina (Lazio meridionale), ma c’è chi non concorda con tale ipotesi. La principale difficoltà riguarda il fatto che il Circeo è un promontorio, mentre Omero parla di un’isola. Questione risolta, sempre dal Romagnoli, con l’ipotesi (abbastanza condivisa) che nell’antichità il sistema di dune, paludi e lagune delle Paludi Pontine isolava visivamente il promontorio dalla terraferma, facendolo apparire come una vera isola sia ai naviganti che agli osservatori terrestri.

La Cala dei Pescatori – presso il centro storico di San Felice Circeo – potrebbe così identificarsi col porto sicuro descritto nel poema, il monte Circeo sarebbe la vedetta dalla quale Ulisse osserva il territorio, le foreste e i valloni dei Lepini ricostruiscono l’ambiente boscoso della dimora della maga.
A dirottare l’attenzione verso quest’area geografica provvede anche la presenza del Tempio di Feronia, presso il comune di Terracina (provincia di Latina), precisamente nell’area del Monte Sant’Angelo, dove sorge anche il Tempio di Giove Anxur, lungo il tracciato dell’antica Via Appia, che sarebbe stato interpretato da alcuni studiosi come possibile traccia di un antico culto affine a quello di Circe.

Findlater Castle, in Scozia

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Tutti questi luoghi che abbiamo citato sono tra le mete più visitate della costa laziale, poiché offrono panorami mozzafiato e possibilità di trekking, giornate al mare, escursioni archeologiche, ma non è qui che dovete recarvi se volete vedere il luogo in cui Nolan ha ambientato l’episodio in cui la maga trasforma i compagni d’Ulisse in maiali.

La troupe ha infatti ricreato la dimora di Circe presso Findlater Castle, sulla costa del Moray Firth, tra le località di Cullen e Sandend, in Scozia. Le rovine di questa fortezza medievale, il cui nome deriva probabilmente da un’espressione gaelica traducibile come “scogliera bianca”, sorgono su un promontorio di quarzite affacciato sul Mare del Nord, un luogo dalla forte carica suggestiva, ideale per ricreare la misteriosa e remota isola di Eea descritta da Omero.
Ma il fascino del castello non dipende soltanto dal suo aspetto scenografico, dal momento che la sua storia affonda le radici nel Medioevo: una prima fortificazione è documentata già nel XIII secolo e, nel corso dei secoli, Findlater passò nelle mani di importanti famiglie nobiliari scozzesi, tra cui i Sinclair e gli Ogilvy. Dopo essere stato coinvolto nelle lotte di potere della Scozia cinquecentesca, il castello venne progressivamente abbandonato, trasformandosi nella spettacolare rovina che oggi domina la costa.

Il Regno dell’Ade

Dopo Circe l’Odissea omerica ci conduce presso la dimora dei morti che, come è noto, appartiene al mito, anche se secondo gli antichi Greci una delle porte d’accesso all’Ade si trovava presso il Lago d’Averno, vicino Napoli.
Nel film di Nolan l’episodio della Nekyia narrato nel Libro XI dell’Odissea è girato tra le sabbie nere vulcaniche, le distese laviche e i paesaggi glaciali islandesi, ma anche presso l’isola di Vulcano, che deve il suo nome al dio del fuoco e della metallurgia (siamo alle Isole Eolie, in Sicilia) ed esattamente nella Grotta del Cavallo: una cavità naturale raggiungibile via mare, caratterizzata da rocce laviche e acque cristalline. Qui l’eroe incontra le anime dei defunti e riceve la profezia di Tiresia.

Esattamente come predetto dall’oracolo, Ulisse e i suoi si scontreranno con i mostri Scilla e Cariddi, che la tradizione da sempre ubica presso lo Stretto di Messina in cui il nome Scilla corrisponde all’omonimo borgo calabrese, mentre Cariddi fa riferimento al vortice marino presente sul versante siciliano dello stretto.

Nella scelta delle location, Nolan ha rispettato la tradizione, sfruttando il braccio di mare che intercorre tra Sicilia e Calabria, ma spostandosi anche e ancora una volta presso le Eolie e in particolare tra Lipari, Basiluzzo e gli scogli di Pietra Lunga e Pietra Menalda. Il vortice che minaccia il viaggio verso Itaca è stato chiaramente ricreato per assecondare la finzione narrativa, ma è legato geograficamente all’incontro delle correnti provenienti dal Mar Tirreno e dal Mar Ionio che spesso causano forti turbolenze e mulinelli: un’ira naturale tale che nell’antichità non poteva che essere associata a quella di un dio.

La Terra del Sole e l’sola di Ogigia, dove vive Calipso

Sempre la costa siciliana (e non poteva essere altrimenti) ha fatto da set naturale all’Isola del Sole in cui pascolavano le mandrie sacre al dio Elio, chiamata anche Trinacria, che è il nome ancora oggi usato per identificare la Sicilia.
Come riporta il poema – e anche il film – in questa terra si consuma una delle tragedie decisive dell’Odissea. Nonostante gli avvertimenti ricevuti da Tiresia e Circe, i compagni di Ulisse, spinti dalla fame, uccidono le mandrie sacre di Elio, scatenando la vendetta del dio, affidata a Zeus, che farà di Ulisse l’unico superstite.

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E da solo raggiungerà l’isola di Ogigia, dimora della ninfa Calipso, è uno dei luoghi dell’Odissea la cui identificazione geografica resta ancora incerta. Omero offre infatti indicazioni volutamente generiche: un’isola remota, ricca di vegetazione, circondata dal mare, con una grotta, prati fioriti e una natura rigogliosa. Proprio questa vaghezza ha dato origine, nei secoli, a numerose ipotesi di localizzazione.

Una delle teorie più note è quella avanzata dallo studioso francese Victor Bérard, poi ripresa da Ettore Romagnoli, secondo cui Ogigia si troverebbe nell’area dello Stretto di Gibilterra. In questa prospettiva, il monte Atlante citato da Omero non corrisponderebbe all’omonima catena montuosa nordafricana, ma al rilievo che domina l’accesso occidentale al Mediterraneo. La presenza quasi costante delle nubi sulla sua sommità avrebbe contribuito alla nascita del mito del gigante incaricato di sorreggere il cielo.

Anche il nome stesso di Calipso, collegato al verbo greco kalýptein (“nascondere”), è stato interpretato come un possibile indizio geografico: ai piedi del rilievo si trova infatti l’isolotto di Perejil, poco visibile dal mare e quasi nascosto tra le insenature della costa africana. Romagnoli evidenziò inoltre alcune corrispondenze tra la descrizione omerica e l’ambiente naturale dell’area, dalla presenza di viole, finocchio marino e arbusti fino alla ricchezza di uccelli marini. Pur rilevando l’assenza di alcuni elementi descritti nel poema, come particolari sorgenti e grandi alberi, lo studioso ritenne che il numero delle coincidenze rendesse plausibile l’identificazione proposta da Bérard.

Nel cinema di Christopher Nolan, invece, Ogigia viene ricreata attraverso una location completamente diversa: la già citata Dakhla, nel Sahara Occidentale.

L’Isola dei Feaci non esiste nel film di Nolan, ma per gli studiosi di Omero è senza dubbio Corfù

Dopo aver lasciato Ogigia Ulisse riprende il mare su una zattera costruita con le proprie mani. Per diciassette giorni naviga verso oriente, ma Poseidone, ancora ostile nei suoi confronti, scatena una violenta tempesta che distrugge l’imbarcazione. L’eroe riesce a salvarsi aggrappandosi ai resti della zattera e, dopo giorni trascorsi in balia delle onde, approda finalmente a Scheria, la terra dei Feaci. Qui viene accolto da Nausicaa, figlia del re Alcinoo, che lo conduce alla reggia dove racconterà le proprie avventure e riceverà l’aiuto decisivo per fare ritorno a Itaca.

L’isola dei Feaci, chiamata da Omero Scheria, è generalmente identificata con l’attuale Corfù, una delle principali isole dello Ionio.
Tra gli indizi più suggestivi appuntati da Victor Bérard vi è una particolare formazione rocciosa nei pressi di Corfù, tradizionalmente collegata alla nave dei Feaci pietrificata da Poseidone dopo il ritorno di Ulisse a Itaca. Ancora più significativa, secondo Romagnoli, sarebbe la conformazione della costa: due approdi naturali, una pianura compresa tra essi, una collina adatta a ospitare il palazzo del re Alcinoo, oltre a spiagge, boschi, sorgenti e insenature che sembrerebbero richiamare diversi dettagli della descrizione omerica.

Finalmente Itaca: dove si trova la patria di Ulisse e dove ha grato le scene di Odissea Christopher Nolan?

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E arriviamo finalmente a Itaca, tradizionalmente identificata con l’attuale Ithaki, una piccola isola del Mar Ionio appartenente alla Grecia. Qui Ulisse arriva sotto mentite spoglie, ritrova la moglie Penelope e il figlio Telemaco, sconfigge i Proci che avevano occupato la sua reggia e ristabilisce il proprio ruolo di re.
Se dovesse capitarvi di visitarla, vi rendereste conto di quanto quest’isola conservi ancora oggi un forte legame con il mito omerico: dal capoluogo Vathy, costruito attorno a una baia naturale protetta fino al caratteristico villaggio di Kioni; senza dimenticare il sito archeologico della cosiddetta Scuola di Omero – associato dalla tradizione al palazzo di Ulisse – e la Grotta delle Ninfe (Marmarospilia), collegata al passo dell’Odissea in cui Ulisse nasconde i doni ricevuti dai Feaci.

Dove si trova, però, la Itaca di Christopher Nolan? Il ritorno in patria ha il profumo selvaggio, spensierato e carico di tante storie da raccontare di una delle più belle isole delle Egadi (eh già, siamo sempre in Sicilia): Favignana, con le sue spiagge e la vegetazione mediterranea, si presta a fare da sfondo al capitolo finale di Ulisse, con il Castello di Santa Caterina che, dall’alto del promontorio, si presta benissimo a fungere da reggia.
Risalente al periodo della dominazione araba (IX secolo), il castello è stato poi espanso dal sovrano normanno Ruggero II d’Altavilla nell’XI secolo. A questo periodo si riallaccia l’origine del nome che ancora porta, dovuto alla costruzione di una chiesetta interna dedicata all’omonima santa. La forma rettangolare è invece figlia della volontà di Andrea Riccio, che sul finire del XV secolo fece ricostruire la struttura in pietra calcarea.
Nel corso della sua storia, la fortezza fu anche adibita a struttura detentiva per prigionieri politici, prima di essere distrutta durante i moti risorgimentali del 1860 e sfruttata come osservatorio militare nel corso del Secondo conflitto mondiale. Ad oggi, non è nulla di tutto ciò, solo una meta perfetta per chi ama il trekking!

Tra gli altri luoghi scelti dalla produzione figura anche l’isolotto del Preveto, piccolo lembo di terra rocciosa situato a sud di Favignana, a breve distanza dalla costa. L’isolotto, appartenente al territorio comunale di Favignana, presenta coste basse e rocciose e deve probabilmente il suo nome alla presenza di un’antica costruzione religiosa, forse legata a una piccola comunità monastica. Oggi è un’area naturale caratterizzata dalla presenza di specie marine e dalla nidificazione del gabbiano reale.

Odissea: mappa e tappe del viaggio di Ulisse nell’opera di Omero

Per concludere e per fare chiarezza riportiamo di seguito le ipotetiche tappe del viaggio di Ulisse nell’Odissea di Omero: Troia, Terra dei Ciconi (Ismaro), Terra dei Lotofagi, Terra dei Ciclopi, Isola di Eolo, Terra dei Lestrigoni, Isola di Circe, Regno dell’Ade, Isola delle Sirene, Scilla e Cariddi, Isola del Sole (Trinacria), Ogigia, Scheria (Terra dei Feaci), Itaca.

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