La sera a Roma: recensione del film di Enrico Vanzina – ROFF 21

La sera a Roma, recensione NonSoloFilm.it

“A quei film di melodramma e di genere che ci hanno tenuto compagnia nel tempo”, inizia così La sera a Roma. Enrico Vanzina torna dietro la macchina da presa, confrontandosi con un genere che si allontana sensibilmente dalle commedie alle quali ha sempre lavorato. Presentato alla 21esima Festa del Cinema di Roma, il film – tratto dall’omonimo romanzo dello stesso regista – intreccia un’indagine per omicidio con il racconto delle contraddizioni dell’alta società capitolina.

Al centro della vicenda ci sono personaggi che si muovono tra ambienti esclusivi, relazioni sentimentali complicate e segreti custoditi dietro una facciata di rispettabilità. Ne nasce un thriller che ambisce a raccontare non soltanto un delitto, ma anche un universo nel quale le apparenze sembrano contare molto più della sostanza. A guidare il cast è Massimo Ghini, affiancato da Luca Ward, Carlo Buccirosso, Martina Stella, Ricky Memphis, Rocío Muñoz Morales, Nicoletta Romanoff e Florence Nicolas.

La sera a Roma: un’indagine tra i segreti dell’alta società

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La storia inizia da Federico (Massimo Ghini), giornalista e sceneggiatore che frequenta abitualmente gli ambienti della Roma più esclusiva. La sua quotidianità viene sconvolta dall’incontro con Domenico Greco (Riccardo Terrana), un giovane desideroso di affermarsi come attore, presentatogli da un facoltoso uomo d’affari interessato a permettergli di lavorare nel mondo del cinema. Quello che inizialmente sembra un semplice contatto di lavoro si trasforma presto in una vicenda decisamente più inquietante: Domenico viene, infatti, assassinato e Federico si ritrova coinvolto nelle indagini, costretto a chiarire la natura dei propri rapporti con la vittima e con le persone che gravitavano intorno a lui.

A occuparsi del caso è il commissario Margiotta (Carlo Buccirosso), mentre il giornalista cerca autonomamente di ricostruire gli ultimi movimenti del ragazzo. I suoi sospetti si concentrano soprattutto sul misterioso finanziere che aveva organizzato l’incontro, Riccardo Nesti (Luca Ward), ma procedendo nelle ricerche emergono nuove connessioni e rapporti ambigui. L’indagine diventa così il pretesto per entrare in un mondo fatto di privilegi e relazioni spesso tutt’altro che trasparenti. Vanzina osserva una nobiltà che sembra vivere soprattutto del prestigio del proprio passato, aggrappata a titoli e rituali sociali che non corrispondono a una superiorità culturale o morale.

Dietro ricevimenti eleganti, frequentazioni altolocate e conversazioni apparentemente impeccabili si nascondono opportunismi, rivalità e una diffusa inclinazione al pettegolezzo. L’ipocrisia costituisce uno dei temi portanti del film: molti personaggi sembrano preoccuparsi più di salvaguardare la propria reputazione che di affrontare apertamente le responsabilità personali. A questo proposito, il rapporto tra aristocrazia e nuove gerarchie sociali viene mostrato attraverso personaggi come la principessa Giulia (Martina Stella). Il film prova, dunque, a utilizzare il linguaggio del giallo per mettere a nudo le fragilità di una determinata classe sociale.

Un thriller dalle buone premesse, ma con dei limiti

La sera a Roma resta, in alcuni passaggi, legato a una rappresentazione superficiale della mondanità e delle sue contraddizioni. Anche Roma avrebbe meritato una presenza più incisiva. Uno degli elementi su cui si regge La sera a Roma è la progressiva moltiplicazione dei sospetti: man mano che Federico approfondisce la conoscenza delle persone vicine a Domenico, il quadro si complica. Accanto all’indagine trovano spazio le relazioni del protagonista, i legami con le donne che fanno parte della sua vita e le dinamiche professionali all’interno della redazione giornalistica.

Quest’ultimo ci porta a fare una riflessione sul mestiere dell’informazione, mettendo a confronto un’idea di giornalismo legata alla ricerca della verità con un approccio più cinico, nel quale la notizia diventa soprattutto uno strumento per ottenere visibilità e vantaggi economici. Se l’intreccio riesce inizialmente a stimolare l’interesse, la risoluzione del caso appare meno incisiva di quanto ci si potrebbe aspettare. Anche il ritratto dell’ambiente aristocratico, pur offrendo alcuni spunti interessanti, avrebbe potuto beneficiare di una maggiore complessità.

La sera a Roma: regia, sceneggiatura e interpretazioni

La sera a Roma, recensione NonSoloFilm.it

Dal punto di vista della regia, Enrico Vanzina ha dimostrato di voler esplorare qualcosa di diverso da quella della commedia brillante, recuperando suggestioni noir e costruendo una storia che guarda anche alla tradizione del cinema italiano. La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista a partire dal proprio romanzo, conserva l’impianto originale e alcuni dei suoi principali temi, ma nel passaggio allo schermo non sempre riesce a soddisfare.

La pellicola finisce così per raccontare la decadenza di una classe sociale, soffermandosi su tradimenti e segreti come se soltanto questo bastasse a fare una critica alla borghesia romana. Il cast corale è uno degli aspetti più interessanti: Massimo Ghini, Carlo Buccirosso, Luca Ward, Martina Stella, Ricky Memphis, Rocío Muñoz Morales, Nicoletta Romanoff e Florence Nicolas. La sera a Roma parte, insomma, da premesse interessanti, ma non riesce a trasformarsi in qualcosa di veramente avvincente. La sera a Roma uscirà, prossimamente, al cinema.

Recensione

Regia—2
Sceneggiatura—2
Fotografia—2,5
Recitazione—2,5
Sonoro—2,5
Emozione—1
Media finale
2,1/5
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