Scritto e diretto da Paul Andrew Williams, Faith ci porta nella vita di Gina, una mamma single che si divide con fatica tra lavoro e famiglia. La sua vita cambia quando incontra il misterioso Michael. Cerca di rimettersi sentimentalmente in gioco, ma le cose non sono come sembrano e la sua vita è destinata a cambiare.
Paul Andrew Williams decide di raccontarci la storia di personaggi che, raramente, trovano spazio sul grande schermo. Faith è stato presentato alla 21esima Festa del Cinema di Roma e non ha ancora una data di uscita ufficiale in Italia.
Tra realismo sociale e soprannaturale: i temi al centro di Faith
Con Faith, il regista britannico torna a raccontare la working class inglese, addentrandosi nelle fragilità di una maternità solitaria e nelle conseguenze devastanti di un dolore impossibile da elaborare. Il film mette insieme Erin Doherty (Adolescence, The Crown) e James McAvoy (Atonement, X-Men: First Class), raccontando un realismo sociale che si apre inaspettatamente al soprannaturale e spirituale. Al centro della storia c’è l’incontro tra una donna comune e un uomo enigmatico.
Quello tra Gina (Erin Doherty) e Michael (James McAvoy) è un rapporto destinato a trasformarsi in qualcosa di molto più complesso di una semplice storia. Faith si interroga sul significato del bene, del senso di colpa e della possibilità di trovare una forma di consolazione quando la vita sembra aver tolto ogni ragione per andare avanti. Un dramma intenso e doloroso, non privo di ambizioni. Come detto, Gina è una giovane madre single che vive con il figlio Jamie (Smylie Bradwell), nove anni, in una cittadina inglese di provincia. Lavora in una fabbrica di dolciumi, trascorre il tempo libero con il bambino e con la sorella Poppy (Liv Hill), conducendo un’esistenza semplice, fatta di responsabilità e piccole soddisfazioni.
La sua casa è ordinata e accogliente, nonostante le difficoltà economiche. Gina è da sempre abituata a cavarsela da sola e Jamie è tutto il suo mondo. Quando incontra Michael in un pub – un uomo gentile, capace di ascoltare senza giudicare e particolarmente riservato – tra i due nasce un rapporto particolare. Lui la ascolta, è educato, le rivolge attenzioni e dimostra una sensibilità fuori dal comune, dedicando gran parte del suo tempo al volontariato. Ogni volta che Gina cerca di capire qualcosa in più sul suo conto, le risposte sono vaghe. Gina, però, è attratta dalla possibilità di avere finalmente accanto qualcuno con cui condividere la propria vita.
Il dolore di Gina e il peso di una fede difficile da accettare
Williams riesce a costruire un’atmosfera di crescente inquietudine, disseminando piccoli indizi che incrinano poco alla volta l’apparente normalità della storia. Michael sembra conoscere dettagli della vita altrui che nessuno gli ha raccontato e manifesta una certa consapevolezza degli eventi che sembra non essere semplice intuizione. Quando una tragedia sconvolge l’esistenza di Gina, Faith cambia direzione e smette di essere un semplice dramma sociale. Il dolore della protagonista diventa il centro di una riflessione sulla fede, sulle responsabilità e sul senso della sofferenza. La parte più intensa del film è – senza alcun dubbio – quella che riguarda il racconto del lutto.
Williams non ha fretta e si sofferma sulle conseguenze della perdita, mostrando una donna che fatica a vivere. Gina attraversa un dolore che la svuota totalmente, la isola e le impedisce di ritrovare se stessa e continuare a vivere. A un certo punto, il senso di colpa e i pensieri autodistruttivi si sovrappongono alla disperazione. La prova attoriale di Erin Doherty è di notevole intensità: riesce a rendere tangibile la devastazione interiore di Gina. È attraverso il rapporto con Michael che Faith riesce poi ad affrontare questioni più ampie. In alcuni punti, però, si ha l’impressione che certi elementi soprannaturali non fossero indispensabili per raccontare una storia già molto potente sul piano emotivo.
Un film imperfetto, ma intenso
Con Faith, Paul Andrew Williams conferma la propria versatilità e la volontà di non rimanere confinato in un unico genere. Il regista mescola registri differenti, sebbene il suo sguardo resti profondamente legato agli ambienti popolari britannici, raccontati senza stereotipi. Sul piano interpretativo, Erin Doherty è il cuore pulsante: Gina è un personaggio complesso, dolorosamente umano, che l’attrice attraversa con una forte partecipazione emotiva. James McAvoy, invece, riesce a dare vita perfettamente a un personaggio enigmatico, controllato e talvolta persino inquietante.
Faith non è un film privo di difetti – alcune scelte narrative risultano discutibili – ma l’intensità della prova di Erin Doherty, la sensibilità dello sguardo del regista e la rappresentazione del dolore finiscono per essere il vero motore di un film sulla resilienza umana.





