Un divano che stramazza al suolo, una stampante dismessa, mobili sfatti di vita: sotto una musica volutamente ammaccata e la polvere grigia su uno sfondo ingrigito inizia Ampio appartamento in palazzo di pregio, il documentario di Tiziano Locci e Tito Puglielli, presentato a Documentaria 2026 dopo essersi fatto notare a Visions du Réel e aver vinto il premio della Giuria Speciale Arci Ucca al Biografilm Festival 2026.
La macchina da presa dei due registi ci introduce nelle viscere fredde di Palazzo Roccella, edificio storico sito al centro di Palermo, lo fa immortalando le storture architettoniche di cui si fregia, gli spifferi, le pendenze del pavimento, il profumo di torta che dal piano inferiore sale al bagno del piano superiore, le voci dei vicini, il suono tentennante di una fisarmonica, la vista che si gode salendo sul tetto.
Locci e Puglielli spiano la vita di chi abita il palazzo, lo fanno da attenti inquilini e da abitanti innamorati di un posto che hanno imparato a chiamare casa. Ma quando è successo? Se lo chiedono mentre ci lasciano girovagare tra gli anfratti di cemento del palazzo, facendoci divenire un tutt’uno con i tubi a vista che attraversano le pareti esterne, le ringhiere sgangherate, talvolta sventrate, i gesti d’amore di una coppia di mezza età, le cortesie, gli arredamenti strambi.
E poi, qualcosa accade: un agente immobiliare, dei turisti, lo sfratto degli inquilini e la disperata ricerca di una nuova abitazione.
Ampio appartamento in palazzo di pregio: la speculazione edilizia, raccontata con poesia

Giuseppe Angelo Caracausi, voce narrante di Ampio appartamento in palazzo di pregio, si fa catalizzatore di un fiume di pensieri capaci di travestire di meraviglia e personalità un luogo che, a guardarlo dall’esterno, è solo un vecchio rudere. Eppure, quanta vita vera c’è, avvinghiata in ogni angolo: un granchio che attraversa il pianerottolo, degli uccellini che pigolano, un gatto nascosto in cantina. Anche loro, in mezzo a tutta quella gente, saranno mandati via per fare spazio al lusso, al bello e sì, anche e soprattutto alla speculazione edilizia.
Perché “a Palermo tutto è possibile”, rassicura l’agente. E in questa vigliacca possibilità gli autori infilano il dramma del nostro tempo, quello che attanaglia la gente comune che vive nelle grandi città, incapace di permettersi una casa, nonostante la marea di abitazioni sfitte.
Tiziano Locci e Tito Puglielli non sono i soli né i primi a trattare questo argomento (è del 2024 l’apprezzato Occupante senza titolo di Gabriele Armenise e Dario Leani), ma di certo lo affrontano con audacia e poesia: il loro è un racconto fatto di immagini che emergono dal reale per farsi manifesto di una lotta sempre in atto. Non c’è odio né rancore, solo la semplice constatazione di una bellezza latente e intima, una magia riservata a pochi e che nel film si realizza con un effetto stroboscopio, sulle note di Le cou oblique di Gianni Gebbia.
Non c’è più spazio per la violenza. E allora, viva la vita!

Ampio appartamento in palazzo di pregio è un groviglio di considerazioni sull’emergenza abitativa, ma è anche una lettera d’amore alla storia che, attraverso quel palazzo, continua a frasi presente. Gli autori si domandano se Palazzo Roccella sarà finalmente dritto dopo la ristrutturazione e, soprattutto, se vuole davvero esserlo. In questa domanda si innesca il principio di una personalizzazione dell’immobile, di una struttura che ha acquisito anima grazie a tutta la vita che gli si è appiccicata addosso nei secoli: artisti, artigiani, studenti… andranno mai via da lì anche quando questo vecchio palazzo sarà trasformato in un’abitazione di lusso?
Lo spettatore resta avvinghiato a queste mura maltrattate, ai colori sgargianti custoditi dentro le abitazioni, al manifesto di Lenin più volte inquadrato, all’abbraccio di quei due coniugi e alle loro risate mentre insegnano a un uccellino a volare, all’offerta di caffè (o meglio un bicchiere di vino?), al suicidio dei mobili vecchi, alle sinfonie armoniosamente sbilenche (la musica originale è stata composta da Pietro Elia Barcellona, Musiche per contrabbasso solo, a cui si aggiungono Buciumeana e Serenata maledetta, eseguita da Adriano Di Carlo).
C’è tanta disonestà, c’è il disagio a cui va incontro la povera gente, c’è la cattiva gestione politica, potrebbe anche esserci rabbia, disperazione, violenza. Il documentario, invece, sceglie di raccontare la vita, tutto quello che sta andando perso sotto il rumore delle ruspe e che, chi acquisterà un “Ampio appartamento in palazzo di pregio” non potrà mai notare, calato nell’edulcorata realtà in cui il male ha tanti volti e, spesso, sa perfino apparire bello.
Il film è diretto e montato da Tiziano Locci e Tito Puglielli. Al montaggio Piero Lassandro, in collaborazione con Martina Ghezzi e i registi.
Mattia Fiorillo e Beatrice Perego hanno collaborato alla scrittura, supervisionata da Carola Susani. Ampio appartamento in palazzo di pregio è stato prodotto da Michele Cinque e Malou Visco Comandini, con Fabio Parente come produttore esecutivo.





