Un mito antico sopravvissuto nel presente, una madre che non riesce a lasciare andare la propria figlia e un’estate milanese trasformata in uno spazio immobile,
La libertà di riconoscersi, il diritto di mostrarsi, la violenza di uno sguardo che pretende di stabilire quali corpi possano esistere e in quale forma.
Un corpo prima delle parole, un desiderio prima ancora della possibilità di comprenderlo. È da questo territorio indefinito, sospeso tra infanzia e adolescenza, che nasce
La fine del mondo, ancora una volta. Una pandemia, una civiltà scomparsa, pochi sopravvissuti costretti a difendere ciò che rimane e un paesaggio nel quale
Il cinema è veicolo di storia, veicolo di vita, uno degli strumenti attraverso cui l’uomo ha imparato a raccontarsi, a guardarsi, a riflettersi, anche se