“Il cinema è morto”. Quello stesso cinema che, nell’arco di poco più di un mese, ha visto due pellicole (Spider-Man: Brand New Day e Odissea di Nolan) incassare insieme quasi quattro miliardi di dollari in tutto il mondo. Quello stesso cinema che continua a proliferare sulle piattaforme, sempre più numerose, eterogenee, al limite della saturazione. Quello stesso cinema che, soprattutto, continua imperterrito a vivere nei festival: grandi e piccoli appuntamenti capaci ogni anno di portare all’attenzione del pubblico decine e decine di opere, di scoprire nuovi autori e di riportarne altri al centro della discussione.
Il 2 settembre 2026 prende il via l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ancora una volta con un programma sterminato e con dieci giorni nei quali il Lido tornerà a essere uno dei centri nevralgici del cinema mondiale. Un’edizione che, almeno sulla carta, appare forse meno hollywoodiana delle due precedenti, ma non per questo meno ricca di nomi, curiosità e possibili sorprese. Il Concorso comprende 21 lungometraggi in prima mondiale, con una presenza italiana non particolarmente numerosa ma significativa, affidata tra gli altri a Nanni Moretti e Paolo Strippoli, mentre sul fronte internazionale tornano autori come Lee Chang-dong, Martin McDonagh e Werner Herzog.
Ma Venezia 83, naturalmente, non è soltanto la corsa al Leone d’Oro. Il nuovo Venice Open – Fuori Concorso porta al Lido, tra gli altri, Nessun dolore di Gianni Amelio e Scherzetto di Mario Martone, oltre al monumentale JOIE DE VIVRE di Luca Guadagnino: una lettera d’amore a Bernardo Bertolucci divisa in due parti, rispettivamente di 183 e 243 minuti, per un totale di oltre sette ore. Orizzonti continua invece la sua esplorazione delle nuove tendenze del cinema mondiale, mentre Venezia Spotlight, Venezia Classici, Venice Immersive e Biennale College allargano ulteriormente lo spettro della selezione ufficiale. A questi si aggiungono le sezioni autonome della Settimana Internazionale della Critica, dedicata alle opere prime, e delle Giornate degli Autori.
In un programma tanto ampio, scegliere cosa vedere significa inevitabilmente lasciare qualcosa fuori. Tra grandi ritorni, esordi, cinema politico, autori consacrati e opere ancora avvolte nel mistero, abbiamo quindi scelto sette film del Concorso di Venezia 83 che, per ragioni molto diverse, sono tra quelli che aspettiamo con maggiore curiosità.
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1. Naza (Yuval Abraham e Rachel Szor) tra i film che non vediamo l’ora di vedere al Festival di Venezia 2026

Tra i titoli potenzialmente più incendiari di Venezia 83 c’è Naza, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor. Il film, della durata di 80 minuti, è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv e si propone di indagare i sistemi che stanno dietro alle uccisioni di massa di civili palestinesi nella Striscia di Gaza.
Abraham e Szor arrivano a Venezia con un’opera che, già soltanto per il tema affrontato e per il momento storico nel quale viene presentata, è destinata a diventare uno dei punti più delicati e discussi dell’intera Mostra. C’è poi una questione prettamente cinematografica: capire attraverso quali immagini e quale struttura narrativa i due autori abbiano deciso di affrontare una materia tanto complessa e dolorosa, e in che modo il film riesca a muoversi sul confine tra documentazione, testimonianza e presa di posizione politica. In un festival che inevitabilmente diventa anche spazio di confronto sul presente, Naza potrebbe essere uno dei film attorno ai quali si concentrerà maggiormente il dibattito.
2. Bucking Fastard (Werner Herzog)

Werner Herzog torna al cinema di finzione con Kate e Rooney Mara protagoniste di una storia che, già sulla carta, sembra adattarsi perfettamente alla sua attrazione per personaggi fuori dall’ordinario. Le due interpretano Jean e Joan Holbrooke, sorelle legate da una relazione quasi simbiotica: parlano all’unisono, amano lo stesso uomo, condividono sogni e persino lapsus. Accanto a loro troviamo Orlando Bloom e Domhnall Gleeson.
Ma l’aspetto più affascinante della premessa di Bucking Fastard è forse la prospettiva scelta per raccontarle. Non potremo davvero vedere il mondo attraverso gli occhi delle due sorelle: sarà piuttosto il mondo circostante, dai tribunali alla stampa fino agli animali che le osservano, a restituirci progressivamente la loro identità. Una storia di due esseri umani che sembrano aver costruito una realtà privata e impermeabile alle normali categorie attraverso cui interpretiamo gli altri. Materiale ideale per Herzog, cineasta che per tutta la sua carriera ha cercato uomini e donne ai margini della normalità e personaggi capaci di trasformare la propria esistenza in qualcosa di irriducibilmente personale.
3. Ga-neung-han sa-rang – Possible Love (Lee Chang-dong)

Il ritorno di Lee Chang-dong è, da solo, uno dei grandi eventi cinematografici di questa Venezia. Possible Love arriva a otto anni di distanza da Burning e mette al centro due coppie appartenenti a mondi profondamente differenti: da una parte un lavoratore licenziato e sua moglie, dall’altra una documentarista e suo marito. La realizzazione di un film porta le loro esistenze a intrecciarsi, facendo progressivamente emergere differenze sociali, desideri e tensioni rimaste nascoste.
Ci sono il lavoro, il capitale, la libertà individuale e naturalmente l’amore, concetto che Lee sembra voler interrogare andando ben oltre la sua dimensione sentimentale. Alla base del progetto ci sono infatti anche il trauma di un licenziamento di massa e la repressione violenta di uno sciopero nella società coreana, eventi di fronte ai quali il regista si è interrogato a lungo sull’opportunità di ricorrere alla finzione. Con Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung e Cho Yeo-jeong e una durata di 164 minuti, Possible Love promette di essere uno dei film più stratificati e ambiziosi del Concorso.
4. Wild Horse Nine (Martin McDonagh) tra i film in concorso a Venezia 83

John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey. Basterebbe probabilmente il cast per inserire Wild Horse Nine tra i film più attesi del festival, ma a dirigere troviamo Martin McDonagh, quattro anni dopo Gli spiriti dell’isola.
Questa volta McDonagh ci porta nel 1973, poco prima del colpo di Stato in Cile. Due agenti della CIA, Chris e Lee, vengono inviati da Santiago all’Isola di Pasqua dal loro superiore MJ. In uno dei luoghi più isolati e riconoscibili del pianeta, tra le gigantesche statue dell’isola e le tensioni politiche di un Paese sull’orlo del collasso, i due sono costretti a confrontarsi con il proprio passato e con le cospirazioni che li circondano. L’incontro di Chris con due studentesse ribelli rischia però di modificare radicalmente il corso della missione.
È una premessa che sembra offrire a McDonagh il terreno ideale per far incontrare nuovamente violenza, umorismo nero, assurdo e tragedia, questa volta sullo sfondo di uno dei momenti più drammatici della storia contemporanea sudamericana. Resta soprattutto da capire quanto la Storia rimarrà sullo sfondo e quanto, invece, finirà per divorare i personaggi.
5. Succederà questa notte (Nanni Moretti) tra i film italiani alla Mostra del Cinemadi Venezia 2026

Nanni Moretti torna in Concorso a Venezia con un film liberamente costruito a partire dai racconti dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. Al centro di Succederà questa notte ci sono relazioni, incontri, separazioni, genitori e figli adulti, ma soprattutto due persone che sembrano destinate a incontrarsi sempre nel momento sbagliato.
«Io ti aspetto, tutto il tempo che vuoi. Ma succederà prima o poi?». È praticamente tutto ciò che la sinossi ufficiale sceglie di rivelare. A raccontare qualcosa in più è lo stesso Moretti, che parla del desiderio di costruire una storia d’amore attorno al tempo e alle occasioni: alla possibilità che la vita possa concedere un’altra opportunità e che esista ancora un momento nel quale qualcosa possa finalmente accadere. Il film nasce da diversi racconti di Nevo, dai quali Moretti e le sceneggiatrici Federica Pontremoli e Valia Santella hanno estratto personaggi, relazioni e, in alcuni casi, semplicemente immagini.
Nel cast Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Elena Lietti e lo stesso Moretti. Dopo Il sol dell’avvenire, sarà interessante scoprire un Moretti apparentemente più concentrato sulla dimensione sentimentale e sull’inesorabile rapporto tra amore e tempo.
6. Primetime (Lance Oppenheim)

Forse uno dei progetti più curiosi dell’intero Concorso. Robert Pattinson interpreta Chris Hansen, il giornalista e conduttore diventato celebre negli Stati Uniti grazie a To Catch a Predator, segmento di Dateline NBC costruito attorno a operazioni nelle quali uomini intenzionati a incontrare sessualmente minorenni venivano attirati in case predisposte per l’occasione e improvvisamente messi davanti alle telecamere.
Primetime ci porta nel 2006, nel momento di massima esposizione del programma, e Lance Oppenheim sembra interessato soprattutto a quel cortocircuito nel quale giornalismo, reality television, spettacolo e punizione pubblica finiscono per diventare indistinguibili.
È proprio qui che il film potrebbe trovare la propria forza: To Catch a Predator trasformava fatti e pulsioni terribilmente reali in un dispositivo televisivo rigidamente costruito, con attori, produttori, scenografie, telecamere nascoste e un conduttore pronto a entrare in scena nel momento esatto. Una macchina narrativa che anticipava molti dei meccanismi della comunicazione contemporanea, dall’umiliazione pubblica alla spettacolarizzazione dell’indignazione. Con Pattinson affiancato da Merritt Wever, Skyler Gisondo e Phoebe Bridgers, Primetime potrebbe essere uno dei film più strani e difficili da incasellare di Venezia 83.
7. L’estranea (Paolo Strippoli) tra i film da vedere assolutamente al Festival di Venezia 2026

Dopo Piove, Paolo Strippoli approda al Concorso principale di Venezia con L’estranea, thriller psicologico e saga familiare interpretato da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi.
La premessa è essenziale: una donna arriva improvvisamente a casa della figlia per raccontarle la verità sulla propria famiglia e su un patto stretto vent’anni prima con una misteriosa estranea. Un segreto rimasto sepolto per anni che torna ora a reclamare il proprio prezzo.
Strippoli definisce il film una confessione, un processo al passato e contemporaneamente un disperato gesto d’amore. Al centro c’è Anna, una madre incapace di accettare l’impossibilità di controllare il destino dei propri figli e disposta per questo ad affidarlo nelle mani di una sconosciuta. Il racconto si divide tra un presente claustrofobico, chiuso nell’appartamento della figlia Alice durante una tempesta, e il ricordo luminoso delle estati nelle quali la famiglia sembrava ancora indistruttibile.
È forse proprio questa contaminazione a renderlo uno dei titoli italiani più intriganti della selezione: melodramma familiare, thriller psicologico e tragedia che sembrano progressivamente convergere verso una stessa domanda. Quanto male siamo disposti a fare quando siamo convinti di farlo per amore?





