Emily Brontë ha scritto un solo libro nella sua breve vita, e mai avrebbe immaginato l’impatto culturale che avrebbe avuto nei secoli successivi: Cime Tempestose è una storia d’amore tormentata e struggente, ma è anche un racconto di una passione violenta, negata, la cui ossessione per la persona amata si trasforma in vendetta e risentimento che ha poi conseguenze morali sulle generazioni future. Emerald Fennell trasporta sullo schermo le emozioni turbolente di Catherine e Heathcliff in un film in cui l’erotismo sussurrato nelle pagine della Brontë esplode in un turbine di passione in bilico tra amore e odio.
La trama di Cime Tempestose è conosciuta: Catherine e Heathcliff crescono insieme nella tenuta di Mr Earnshaw, proprietario di Wuthering Heights. Lei è sua figlia, mentre lui uno zingaro che l’uomo ha accolto in casa sua. Col passare del tempo il legame tra i due ragazzi cresce e si trasforma in qualcosa di più, ma le barriere sociali li separano: Catherine sposa Edgar, ricco erede dei Linton, mentre Heathcliff, umiliato, si allontana. Tornerà anni dopo, benestante e con propositi di vendetta.
La Fennell rielabora Cime Tempestose concentrandosi sulla prima parte del libro, che narra l’amore tra i due giovani protagonisti. All’epoca della sua programmazione, il romanzo era già fin troppo audace per i contenuti espliciti, ma venne rivalutato col tempo. La Fennell traduce tali elementi in una sceneggiatura in parte fedele all’opera originale, in parte modernizzata, per consentire al pubblico di vivere a pieno questa passione funesta. Nel far ciò, la regista ha bisogno di compiere dei tagli, come eliminare personaggi e sottotrame non necessarie (il racconto della governante Nelly all’aristocratico Lockwood, giunto alla Tempestosa dopo una delusione d’amore), così come viene eliminata la presenza del fratello di Catherine, di cui Heathcliff vuole vendicarsi per come lo aveva offeso.
Emerald Fennell è molto brava nella scrittura: infatti, nonostante la cancellazione di questi elementi, la trama generale di Cime Tempestose rimane uguale a quella del classico della Brontë. La componente tecnica non è da meno: la fotografia della brughiera dello Yorshire perennemente avvolta da nebbia, o colpita da forti piogge, permettono al pubblico di immergersi al meglio nelle atmosfere dell’epoca. Come già evidenziato, il film è un adattamento più attuale, e non è un caso che la regista di Saltburn abbia voluto mettere il titolo tra le virgolette, per evitare che venisse preso troppo seriamente. Emerald Fennell è anche una provocatrice, e lo si è visto nei suoi due film precedenti. La sessualità femminile, spesso tabù al cinema, trova qui ampio spazio con Margot Robbie nei panni di una Catherine casta e sognatrice, la quale scopre un modo per esprimere quelle emozioni represse verso il rude ma attraente Heathcliff, interpretato da Jacob Elordi. Catherine è però condizionata dagli obblighi sociali dell’epoca, che le impongono di cercare un buon partito per uscire dalla sua condizione di povertà. Una motivazione che Heathcliff non capisce a pieno, poiché tra loro persistono cose non dette, solo sussurrate, che generano incomprensioni.
Tuttavia, la componente fisica manca tra i due attori protagonisti, spesso costretti a recitare a copione, senza lasciar trasparire altro. L’alchimia è comunque più evidente quando devono mettere in scena i sentimenti di odio degli sfortunati Catherine e Heathcliff. Le tematiche del romanzo rimangono le stesse, ma tutto viene più amplificato. L’effetto domino delle scelte morali ha conseguenze devastanti, provocando gelosia e spirito di vendetta. L’amore di Heathcliff verso Catherine si trasforma in una vera ossessione che lo porta a tormentarla fino allo struggente finale, in cui si assiste a una resa dei conti morale.
L’amore tra Catherine e Heathcliff è distruttivo, tossico, una passione trascende il romanticismo e che nessuno dei due vuole annientare. Solo la morte è vista come un’unione perenne delle loro anime, finalmente libere da ogni pensiero terreno.





