Danny Boyle inaugura la Mostra del Cinema di Venezia 83 con Ink, film sulla scioccante storia vera sulla nascita di un tabloid britannico destinato a cambiare per sempre il volto del giornalismo moderno. Il nome di Larry Lamb probabilmente non suonerà familiare a molte persone, ma se si affianca a quello di Rupert Murdoch si comincia a capire di cosa stiamo parlando.
Sul finire degli anni Sessanta, più precisamente nell’ottobre 1969, due uomini si incontrano in un ristorante con un’idea in comune: rivoluzionare la carta stampata. Guy Pearce è il visionario Murdoch, australiano, per cui i soldi non sono mai un problema, ed è pronto a investire sullo scadente The Sun. Jack O’Connell è Larry Lamb, giornalista dello Yorshire, che pensa fin da subito che il progetto di Murdoch sia un azzardo.
Però decide di dargli una possibilità. Inizia una caccia ai migliori giornalisti che comporranno il nuovo The Sun; tra loro c’è Jules (Claire Foy in stato di grazia), una reporter reclutata dal Daily Mirror.
Ink è un adattamento del soggetto teatrale di James Graham, che figura tra gli sceneggiatori. Nelle mani di Danny Boyle diventa un racconto frenetico e spregiudicato, come il regista britannico ci ha abituati. La storia attraversa un’epoca in cui c’erano dei tabù sociali, e per la prima volta il Sun decide di abbatterli. L’obiettivo è quello di mettere insieme un giornale che possa parlare alla gente comune.
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Ink ci chiede fino a che punto si può spingere per arrivare alla notizia

Con un linguaggio senza peli sulla lingua, Boyle e Graham danno voce ai loro personaggi, che rivelano i loro segreti più nascosti, svelando una società repressa che ha paura di osare. Ma non Larry Lamb, che da semplice “agnellino” (un gioco di parole con la traduzione dell’inglese ‘lamb’) e pupazzo di Murdoch, diventa un personaggio a sé stante, in grado di compiere scelte drastiche pur di arrivare al suo scopo. Che non è sempre etico o moralmente giusto.
E quando un evento sconvolgente mina all’equilibrio interno della redazione, Lamb dovrà decidere in fretta cosa fare, ponendoci il dubbio su fin dove può spingersi la carta stampata. A un certo punto dirà che “Le persone hanno bisogno di una storia, non accettano qualcosa senza motivo.”
Fulcro della storia è senza dubbio il rapporto tra Murdoch e Lamb e il suo ribaltamento dei ruoli. Il primo passa dal rischiare tutto a diventare cauto, consapevole di aver creato “un mostro”: Larry concepisce il Sun come la sua creazione, e spetta solamente a lui gestire la redazione come meglio crede. Anche a costo di giocare con le vite altrui o di rischiare il suo posto di lavoro.
Ink: un finale agghiacciante
Ink lascia il pubblico con un finale agghiacciante per il modo in cui le immagini si susseguono e vengono montate. The Sun ha rivoluzionato il modo di fare il giornalismo moderno, aprendo le porte allo scoop e alla notizia all’ultimo sangue. In un’Inghilterra ancora purista dove il detto “niente sesso, siamo inglesi” lo fa da padrona, Larry Lamb è ricordato per aver saputo osare e andare oltre i limiti del pudore.
Il montaggio visivo e le musiche sono sempre una parte importante nei film di Danny Boyle e accompagnano il pubblico per tutta la durata della narrazione, sapendo descrivere alla perfezione la discesa negli Inferi di Lamb.
Il trio di protagonisti è perfetto nella parte. Jack O’Connell è spietato, Guy Pearce prova ad “addestrarlo”, ma il suo volto severo non riesce a trattenere lo spirito irrequieto di Larry Lamb.






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