Con Riverrun, Philippe Parreno porta sul grande schermo un universo artistico fatto di immagini, percezioni e sperimentazioni visive. Presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma 2026, il film è un lungometraggio dell’artista francese, già noto per il suo lavoro tra installazioni e videoarte. Al centro della storia c’è Lucy H (Charlotte Gainsbourg), una musicista che attraversa una profonda depressione e avverte di stare perdendo progressivamente il controllo di se stessa, sia del corpo che della voce.
Su indicazione della psichiatra Cruz (Zoë Saldaña), decide di trasferirsi in una clinica isolata tra i paesaggi della Spagna. Durante il viaggio incontra Tony (Vicky Krieps), una donna misteriosa che contribuirà a cambiare la sua percezione della realtà. Quello che inizialmente sembra il racconto di un percorso terapeutico si trasforma presto in qualcosa di più indefinito: un viaggio interiore in cui i confini tra corpo, natura e identità diventano sempre più sfumati. Riverrun arriverà al cinema nella primavera del 2027.
Riverrun, un film fuori dagli schemi
Philippe Parreno non cerca di raccontare la depressione attraverso una storia tradizionale, né di proporre una facile rappresentazione della guarigione. Preferisce trasformare il disagio della protagonista in un’esperienza che coinvolge tutto ciò che la circonda, facendo del paesaggio una sorta di estensione del suo mondo interiore. La regia di Parreno privilegia le sensazioni rispetto alla narrazione vera e propria. La fotografia di Maceo Bishop è – senza alcun dubbio – ricca di contrasti, giochi di luce e immagini suggestive. La natura non fa da semplice sfondo, ma diventa una presenza viva con animali, ombre, vegetazione e dettagli che danno l’impressione di appartenere a una dimensione diversa.
Sul piano della sceneggiatura, però, il film mostra i suoi limiti. La storia procede in modo frammentario, lasciando spazio a lunghe sequenze contemplative e rinunciando, di conseguenza, a una vera evoluzione dei personaggi. Questa scelta è, chiaramente, coerente con quella che è la ricerca artistica del regista, ma può mettere alla prova la pazienza degli spettatori. Charlotte Gainsbourg è convincente nel restituire la fragilità fisica ed emotiva di una donna che non riconosce più se stessa. Zoë Saldaña, nel ruolo della psichiatra, con il suo equilibrio fa da contraltare all’enigmatica Vicky Krieps, che accompagna la metamorfosi della protagonista. Sullo sfondo, il prezioso contributo di Ángela Molina arricchisce l’universo femminile che caratterizza il film.
Riverrun, un esperimento affascinante ma non per tutti
Con Riverrun, Philippe Parreno realizza un’opera ambiziosa, nella quale il cinema si avvicina di più al linguaggio dell’arte contemporanea. La sua è una ricerca interessante sul rapporto tra individuo e ambiente, sul corpo e sulla possibilità di percepire la realtà oltre i consueti schemi sensoriali. Il problema è che questa libertà espressiva non sempre si traduce in un’esperienza cinematografica altrettanto coinvolgente. Le immagini sono spesso di grande bellezza, ma la lentezza e la scarsa progressione della storia finiscono per indebolirne l’impatto. Il cast, pur di notevole livello, avrebbe dovuto avere maggiore spazio per dare profondità ai personaggi.
Riverrun resta, dunque, un esperimento visivo e sonoro coraggioso, capace di incuriosire chi ama il cinema più radicale e le contaminazioni con la videoarte, ma meno adatto a chi cerca una storia solida e personaggi con cui entrare in sintonia. Un film che ha idee e una forte identità estetica, ma che finisce, a tratti, per perdere il contatto con gli spettatori e che non basta a mantenere viva l’attenzione.
Il significato di Riverrun
Il significato del progetto emerge con maggiore chiarezza nella didascalia conclusiva, che vede Lucy H come un ambiente da tutelare attraverso un sistema di regole stringenti, estese anche alla salvaguardia delle risorse idriche e alla loro integrità. Il riferimento è a El Almendral, il progetto attraverso cui Parreno ha riconvertito un terreno a Nord del deserto di Tabernas in Andalusia.
Telecamere e sensori ne monitorano in tempo reale i mutamenti, mentre sistemi di captazione dell’umidità atmosferica, impianti per lo sfruttamento dell’energia solare ed eolica e interventi volti a favorire la biodiversità contribuiscono a trasformare e preservare l’ambiente. Il documento non si limita a formulare un generico messaggio di sensibilità ambientale, ma introduce una prospettiva diversa sul rapporto tra esseri umani e natura: immagina un sistema in cui il territorio non sia più considerato un bene da possedere o una risorsa da sfruttare, ma un soggetto dotato di una propria autonomia, il cui diritto all’esistenza e alla trasformazione deve essere riconosciuto e tutelato.





