Le donne nell’Odissea: il significato delle figure femminili, vero motore dell’opera

Da Atena a Penelope, da Circe a Calipso: le donne nell’Odissea guidano il destino di Ulisse e sono il vero motore del poema di Omero.

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C’è un curioso riflesso della cultura contemporanea: quando ci si avvicina ai classici si tende a cercare anzitutto ciò che manca, invece di comprendere ciò che c’è.
È in questa prospettiva che si colloca l’affermazione dell’attrice Lupita Nyong’o, interprete sia di Elena di Troia che di Clitemnestra nel film Odissea di Christopher Nolan, secondo cui Omero avrebbe lasciato “poco spazio” alle figure femminili.

Genera sicuramente una discussione interessante, purché parta dal testo. Se invece prende le mosse da una percezione contemporanea secondo cui l’epica antica sarebbe inevitabilmente maschilista e incapace di costruire personaggi femminili complessi, il rischio è quello di leggere Omero attraverso categorie che gli sono estranee e, soprattutto, di non vedere ciò che il poema racconta con straordinaria chiarezza.

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L’Odissea non è semplicemente la storia del ritorno di Ulisse. È la storia di un mondo in cui le donne orientano il destino dell’eroe, determinano le svolte narrative, custodiscono la memoria, incarnano l’astuzia, la fedeltà, il desiderio, la tentazione, la civiltà e perfino la giustizia. Eliminare o ridimensionare questa rete femminile significa alterare l’architettura stessa del poema.
L’Odissea è probabilmente il poema dell’antichità che assegna alle donne il ruolo più determinante dell’intera letteratura epica. Senza Atena, Penelope, Circe, Calipso, Nausicaa, Elena, Euriclea e perfino le Sirene, il viaggio di Odisseo non esisterebbe. Il vero protagonista dell’opera non è soltanto Odisseo. È l’intelligenza. E quasi ogni sua incarnazione è femminile.

Atena: la vera regista dell’Odissea

La figura più importante dell’intera opera, dopo Ulisse, non è un uomo. È Atena.
L’intero poema si apre perché la dea decide che è giunto il momento del ritorno dell’eroe. È lei che convince Zeus, protegge Telemaco, ispira Penelope, assume identità diverse, orchestra gli incontri decisivi e guida ogni passaggio fondamentale della vicenda.
In termini moderni, Atena è il motore narrativo dell’Odissea. Senza di lei il racconto semplicemente non esisterebbe.
È difficile sostenere che Omero abbia relegato le donne ai margini quando la vera stratega della storia è una divinità femminile.

Nel film di Nolan la dea è interpretata da Zendaya, ma il regista riduce fortemente il ruolo attivo degli dèi, privilegiando una lettura più psicologica della vicenda. È una scelta cinematografica legittima, ma modifica profondamente l’architettura omerica, nella quale Atena è la vera regista invisibile del poema.  

Penelope: la forza della resistenza

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Se Ulisse rappresenta l’intelligenza in viaggio, Penelope rappresenta l’intelligenza della permanenza.
Penelope non aspetta. Resiste. Per vent’anni governa una situazione politicamente esplosiva: ha decine di pretendenti armati nel proprio palazzo e intanto protegge il figlio e preserva il regno. Inganna i Proci con il celebre stratagemma. La tela non è un lavoro domestico: è una strategia di governo. Omero costruisce una donna che vince senza eserciti, senza armi e senza violenza.
E quando Odisseo torna, non gli corre incontro, ma lo mette alla prova.
Il celebre episodio del letto nuziale è forse il più grande colpo di scena psicologico dell’intero poema (e che peccato  che Nolan non l’abbia portato in scena!). L’eroe supera ciclopi, mostri e tempeste, ma deve ancora dimostrare alla moglie di essere davvero chi dice di essere.
Alla fine è Penelope a verificare l’identità dell’eroe. Non il contrario.

Anne Hathaway, che interpreta Penelope, è straordinaria: un raro equilibrio tra vulnerabilità e astuzia. Nel film di Nolan, dove i personaggi rischiano di diventare veicoli di idee più che individui, lei restituisce un’umanità concreta: il suo dolore non è mai melodrammatico, ma silenzioso e tenace.

Elena di Troia in Odissea di Nolan è molto più della bellezza

Lupita Nyong’o interpreta perfettamente Elena di Troia (a scapito di tutte le chiacchiere inutili). Ed è qui che la sua osservazione appare ancora più paradossale. Ridurre Elena alla “bellissima” causa della guerra di Troia significa ignorare ciò che Omero scrive.
Nell’Odissea Elena appare come una donna profondamente consapevole del proprio passato. È intelligente, raffinata, capace di leggere gli uomini. Ricorda episodi della guerra con lucidità e interviene nei racconti di Menelao integrandoli con una prospettiva diversa.
È una memoria vivente del mondo eroico. Non è un premio da conquistare né un semplice simbolo di bellezza: è una narratrice, una testimone ferita della storia e una figura complessa, segnata dal rimorso e dalla consapevolezza. Altro che personaggio marginale!

Clitemnestra: l’anti-Penelope

Il secondo ruolo affidato a Lupita è quello di Clitemnestra.
Qui occorre una precisazione filologica: Clitemnestra non è protagonista dell’Odissea. Ma la sua presenza è costante attraverso il racconto della morte di Agamennone.
Omero la utilizza come controfigura morale di Penelope: da una parte la moglie fedele, dall’altra la moglie visceralmente “umana”, che non perdona, tradisce e uccide. Non è un caso. È una costruzione letteraria raffinatissima.

Circe nell’Odissea non è una seduttrice, ma una maestra

Ridurre Circe alla maga che trasforma gli uomini in porci significa non aver letto il poema.
Dopo lo scontro iniziale diventa una maestra. Accoglie Ulisse, gli trasmette conoscenze indispensabili e gli indica il percorso verso il regno dei morti. Lo prepara alla sua evoluzione.
È una figura liminale: rappresenta il sapere misterioso, il confine tra umano e divino. La sua sapienza è indispensabile quanto il coraggio dell’eroe. Nel film è interpretata da Samantha Morton. 

Calipso: la domanda sull’immortalità 

Calipso non è soltanto la ninfa innamorata. È il personaggio che pone il dilemma filosofico più profondo dell’intera letteratura classica.
Offre a Ulisse ciò che ogni uomo potrebbe desiderare: immortalità, eterna giovinezza e amore. Ulisse rifiuta:  preferisce la propria condizione mortale, Itaca e Penelope.
Calipso permette a Omero di riflettere sul significato dell’essere umano. Non è un semplice episodio romantico: è filosofia.

Sebbene nel film questo episodio risulti alterato, una cosa è certa: nessuna donna al mondo, eccetto Charlize Theron, avrebbe potuto personificare tanta bellezza.

Le Sirene: la seduzione della conoscenza

Le Sirene vengono spesso banalizzate come creature che attirano i marinai con il canto. In realtà promettono qualcosa di molto diverso: la conoscenza.
Il loro episodio rappresenta il conflitto eterno tra il desiderio di sapere tutto e la necessità di continuare a vivere. Sono la metafora dell’intelligenza senza limite e dell’ossessione per la conoscenza assoluta.
Offrono uno dei momenti più moderni dell’intera letteratura occidentale.

Euriclea: la nutrice di Ulisse, custode della memoria

La vecchia nutrice riconosce Odisseo dalla cicatrice. È il momento più intimo del poema. Non servono gli dèi, non servono le armi. Serve qualcuno che ricordi.
Euriclea rappresenta la memoria familiare: è la custode dell’identità di Ulisse.

Nausicaa: il volto della civiltà che non compare nell’Odissea di Christopher Nolan

Tra tutte le figure femminili, Nausicaa è forse quella che il pubblico contemporaneo dovrebbe amare di più.
Trova uno sconosciuto nudo. Potrebbe scappare, ma lo accoglie e gli restituisce dignità. Gli insegna come presentarsi e gli offre la possibilità di rinascere.
Nausicaa è l’incarnazione della xenia, il principio dell’ospitalità che fonda la civiltà greca.
Nel film di Nolan questo personaggio è stato eliminato. È una la rinuncia più significativa dell’adattamento, perché priva il racconto di uno dei momenti più umani e delicati dell’intero poema. 

Odissea: la figura della donna e il paradosso omerico

Christopher Nolan affronta una delle sfide più difficili del cinema contemporaneo. L’Odissea non vive soltanto di battaglie, mostri e spettacolarità. La sua forza risiede soprattutto nelle relazioni umane, nella parola e nella complessità psicologica dei suoi personaggi. La vera sfida è restituire questa complessa ricchezza, al di là delle rivisitazioni.
Ma il paradosso è che un poeta vissuto quasi tremila anni fa costruisce donne infinitamente più complesse di quanto molti (registi e attori in primis) possano immaginare oggi. Atena governa il destino, Penelope salva il regno, Circe educa, Calipso interroga la natura dell’uomo, Elena conserva la memoria, Clitennestra rappresenta il lato oscuro del potere. Euriclea custodisce l’identità, Nausicaa incarna la civiltà e le Sirene mettono alla prova il desiderio di conoscere.
Difficile immaginare un poema nel quale le donne siano più presenti, più influenti e più decisive.
Il vero rischio, oggi, non è che Omero abbia dato poco spazio alle donne. È che noi, interpretandolo superficialmente o attraverso stereotipi contemporanei, finiamo per non accorgerci di quanto spazio avesse già saputo riservare loro. 

Recensione

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