L’annuncio del revival di Glee ci ricorda che siamo ancora nel pieno dell’epoca dei reboot cinematografici e televisivi, da cui è davvero difficile scappare! Di fronte alla mancanza di idee e alla poca voglia di rischiare con qualcosa di nuovo, le produzioni spesso ricorrono a serie e film già noti con l’obiettivo di ridargli una nuova vita.
Ci sono anche situazioni in cui le esigenze sociali, culturali e di costume sono tali da palesare l’esigenza di un “ritorno” e senza dubbio questo è il caso di Glee, serie TV creata da Ryan Murphy, Brad Falchuk e Ian Brennan che si è conclusa nel 2015, dopo sei intense stagioni e adesso, a distanza di ben undici anni, è pronta a tornare, con parte del cast principale che ha già confermato la propria partecipazione.
Ma perché la necessità di nuovi episodi? Ryan Murphy ha dichiarato recentemente di essersi accorto, attraverso il web e i social, che Glee ritorna molto spesso tra i contenuti da parte del suo pubblico affezionato e da parte dei più giovani, perciò ha riflettuto sulla possibilità di ritornare con un reboot, perché è un’esigenza che parte dalla base.
Glee: 5 motivi per un rewatch della serie (originale)

Dopotutto, il ragionamento è perfettamente lineare, ma non ci si può non interrogare su una cosa: il reboot è ciò di cui Glee ha davvero bisogno? Resta il dubbio, considerando che la serie TV originale ha perso in modo drammatico due dei personaggi principali del cast, Corey Monteith e Naya Rivera, oltre a Mark Salling: amatissimi dal pubblico e colonna portante della storia narrata nella serie TV. Come hanno già dichiarato alcuni membri del cast originale, sarà difficile sostituirli.
L’altro lato della medaglia, invece, ci fa notare l’esistenza di un mondo che non prevede reboot, ma che ha semplicemente voglia di rivedere gli episodi di Glee. Per quella parte di pubblico così affezionata all’originale, ecco 5 motivi per cui è ancora necessario un rewatch di Glee e cosa ne possiamo trarre dopo undici anni dalla sua conclusione.
1. I personaggi di Glee: la rivincita del loser
È il 2011 quando Glee rende protagonisti di una serie TV, i “loser”, quelli definiti strani, perdenti, quelli che a scuola vengono presi di mira e bullizzati dai compagni. Questi personaggi etichettati come perdenti, si prendono piano piano nel corso della serie tutta la gloria e il rispetto che si meritano.
E ci troviamo quindi nel cuore di Glee, dove un gruppo di ragazzi abituati a nascondersi o con il desiderio di farsi notare ma senza gli strumenti giusti per farlo, vengono coinvolti dal professor Will Schuester a creare un Glee club, che si aggiunge ai tanti club già presenti nella scuola superiore.
Un Glee club è un gruppo di canto coreografato a cui sono dedicati anche tornei nazionali in cui talentuosi gruppi si sfidano tra di loro a colpi di acuti e coreografie e i loro partecipanti sono molto amati per questo.
All’interno della William McKinley High School, chi aderisce a questo nuovo club non è di certo amato dal resto del compagni, perché far parte di un club di canto coreografato non è di certo così “cool”.
Lentamente, però, il Glee Club inizia a riempirsi, con i suoi protagonisti: Rachel, Mercedes, Tina, Kurt, Artie, Finn, per poi vedere arrivare anche le popolarissime cheerleader Santana, Brittany e Quinn e altri atleti della scuola come Puck e Mike.
2. La varietà dei protagonisti è la vera bellezza di Glee

Personaggi tutti volutamente “stereotipati” in apparenza, ma che poi, attraverso la musica e un luogo sicuro per esprimersi, snocciolano le loro autentiche personalità, con le loro debolezze e i loro punti di forza.
I personaggi di Glee diventano ben presto dei riferimenti per il pubblico, le loro storie e la loro crescita personale accompagna anche lo spettatore: ogni personaggio contiene dei “set” narrativi in cui identificarsi e riflettere anche sulla propria vita.
Se si pensa alla letteratura e al concetto di “round character”, Glee è un modo esplicito per spiegarlo: chi entra nel Glee Club si rende subito conto che lo fa per mettersi in gioco e per essere aperto a un cambiamento o una messa in discussione del proprio modo di essere. Vediamo quindi dei personaggi multi dimensionali in mutamento continuo che affrontano il cambiamento talvolta anche in modo molto doloroso.
3. Temi forti e sempre attuali
Quello che si portano dietro i personaggi, insieme alle loro personalità in costruzione (visto che sono tutti adolescenti) sono temi che nel 2011 rispondevano ad esigenze sociali e culturali precise e che sono così universali da essere validi anche a tanti anni di distanza.
Bullismo, orientamento sessuale, identità di genere, ansia giovanile, disturbi ossessivi, disturbi alimentari, accettazione del proprio corpo, disabilità, razzismo, sono solo alcuni dei macro temi che vengono portati in ogni episodio attraverso i loro protagonisti e i personaggi collaterali alla trama principale.
Questi temi non vengono solo trattati, ma vengono affrontati sempre con il tempo necessario e con un accompagnamento sia del personaggio direttamente interessato, sia del pubblico.
Un esempio tra tutti, che è diventato uno dei simboli della serie, è il coming out di Santana: si prende due stagioni per essere affrontato con la giusta delicatezza e in quel caso anche la drammaticità delle conseguenze di cui deve farsi carico la protagonista.
In questo caso e in altri temi affrontati dalla serie, lo spettatore diventa parte attiva di quello a cui assiste: Glee ha creato una comunità di spettatori, che hanno alimentato stagione dopo stagione, facendo sentire a gran voce le loro richieste ed esigenze, che era necessario portare in scena.
4. La musica di Glee non è solo una colonna sonora
Il Glee Club è incentrato sul canto coreografato, quindi la musica non solo è protagonista di questa serie, ma ne governa proprio la trama: ogni episodio è un piccolo musical in cui i temi trattati vengono veicolati dalle canzoni.
Qui non parliamo solo di musica in voga in un determinato momento, ma di capisaldi della storia della musica, inseriti in un contesto adolescenziale che cerca un loro posto nel mondo.
I personaggi, i temi affrontati e la musica sono un trittico indissolubile e vincente. Per ogni tema trattato o difficoltà viene scelta la canzone giusta, talvolta anche un album intero, basti ricordare l’episodio dedicato a Rumors, intramontabile album dei Fleetwood Mac.
Ci sono anche gli espisodi dedicati ai singoli artisti, Whitney Houston, Michael Jackson, Britney Spears, Madonna, Beatles, per citarne alcuni. Un modo non solo per dare più corpo alla narrazione dei singoli episodi, ma che di fatto è stato in grado di raccontare grandi artisti a un intera generazione.
Il tutto veicolato da una regia e costruzione di performance eccellente, con i protagonisti scelti proprio in base alle loro doti canore e performative.
Ogni canzone sviluppata diventa di fatto un piccolo show a tutto tondo, dove canto, ballo e doti interpretative si intersecano creando talvolta delle performance che sono diventante ormai iconiche negli anni.
5. Uno stimolo per la creatività e l’immaginazione
Tutti questi elementi rendono sicuramente Glee un prodotto seriale non adatto a tutti: è innegabile che deve piacere l’aspetto adolescenziale, la musica, il genere musical. Soprattutto nei primi episodi, la serie non è facilissima da fruire, i momenti performativi sono tanti e tutto appare molto costruito proprio come uno spettacolo, dentro schemi ben precisi in cui si intrecciano temi, personaggi e musiche.
Nel corso degli episodi, gradualmente, ci si abitua a questo stile narrativo assolutamente originale in una serie e risulta più facile farsi guidare da ciò che accade ad ogni personaggio.
E al di là dei gusti personali Glee è uno stimolo creativo esplosivo: quando tutto diventa una performance lo spettatore non vive solo un intrattenimento, ma un viaggio all’interno di una modalità artistica e creativa di vivere la realtà.
Si può dire che un’altra grande dote di Glee è stata quella di aprire la mente degli spettatori, non solo grazie alla tipologia dei temi trattati, ma anche grazie alla forza di andare fuori dagli schermi e riuscire a ribaltare il reale.
Alla luce di tutto questo, non sentivamo così tanto il bisogno di un reboot di Glee, ma solo di una gran bella visione collettiva, che possa coinvolgere anche le giovani generazioni e questo sì, darebbe nuova vita alla serie TV.





