Vincerai Perderai: recensione del film di Francesco Di Fiore

Dribbla gli ostacoli, entra in scivolata e trasforma il rigore decisivo: Vincerai Perderai, il film di Francesco Di Fiore presentato alla 21ma edizione del Sole Luna Doc Film Festival, fa goal dritto alle emozioni attraverso un racconto di formazione che attraversa lo sport per narrare la vita.

vincerai perderai recensione nonsolofilm.it

“C’è pure chi educa, senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni sviluppo ma cercando d’essere franco all’altro come a sé, sognando gli altri come ora non sono: ciascuno cresce solo se sognato, con questa citazione di Danilo Dolci Francesco Di Fiore ci introduce nel mondo di Vincerai Perderai, mettendo subito in chiaro che la storia che stiamo per vedere non è fatta solo di arbitri, mister, giocatori, sudore e calci tirati a un pallone. Dopotutto, quale vera storia ha davvero solo un’anima?

Il film, presentato alla 21ma edizione del Sole Luna Doc Film Festival e premiato da NonSoloFilm.it, si concentra sulla stagione Under 15 del Palermo Calcio Popolare, una realtà che vive di passione e volontariato, capeggiata dall’allenatore Marco Trapani (e da Victor Le Boisselier): gli occhi puliti, la voce calma ma decisa, i desideri tenuti con i piedi per terra, a fare i conti con un mondo in cui nulla è dovuto ma tutto può essere raggiungibile tramite una rete solidale che ogni anno si attiva sotto la spinta di chi investe tutto se stesso al fine di garantire a una manciata di ragazzi non solo di praticare uno sport, quanto di sperimentare la bellezza di essere squadra.

In Vincerai Perderai il calcio traghetta solidarietà ed educazione

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Vittoria e perdita passano in secondo piano, perché l’obiettivo principale è non essere vinti dalle tentazioni di un’età che corre in fretta senza dare tempo di diventare adulti, da una prospettiva in cui sarebbe molto più semplice confinarsi nell’egoismo dell’io invece di buttarsi nel mare aperto di un noi che si fa fatica ad abitare. Eppure comprenderlo e farlo proprio è doveroso, verso sé e il mondo e il mister lo sa e lo pretende, senza incantare con la filosofia, bensì dettando gli esempi concreti del farsi uno con gli altri.

La macchina da presa di Francesco Di Fiore (che si è occupato anche del montaggio e della sceneggiatura) punta dritta sui primi piani, concentrandosi sui dettagli dei panni stesi al sole nei quartieri popolari, sugli scarpini che fanno fatica a entrare in piedi cresciuti. Le facce di adolescenti in erba, i loro corpi così diversi che custodiscono atteggiamenti simili e le telefonate – quelle con i genitori e le altre con i benefattori – che aleggiano sotto le foto colorate della quotidianità, intersecando modi diversi di educare, tutti in qualche modo giusti.

L’insegnamento di Danilo Dolci guida le azioni narrate nel film

L’autore non racconta solo una stagione calcistica, bensì il modo in cui il calcio può trasformare le cose e le persone. Nell’incipit di Vincerai Perderai i ragazzi del Palermo Calcio Popolare sono entità separate tenute insieme da una combinazione casuale; al termine della visione sono una squadra. A dispetto delle aspettative, non vincono la partita finale e la delusione sui loro volti è immane ma necessaria, poiché induce anche lo spettatore a riflettere, scavando ancora più a fondo nel significato autentico della vittoria e sul valore catartico della confitta.
“Vincere” e “perdere” non sono che due parole, due opposti, due facce di una stessa medaglia e Vincerai Perderai le attraversa con naturalezza, senza esitazioni, lasciando emergere il loro valore pedagogico, affinché riaffiorino nelle azioni le parole di Danilo Dolci: “ciascuno cresce solo se sognato“, ovvero solo se c’è davvero qualcuno che sa scorgerne il potenziale, che crede in lui fino a fargli afferrare la versione più elevata di sé. In questa prospettiva, è chiaro che ogni mossa (persino quella che porta alla sconfitta calcistica) è pur sempre una vittoria.

Vincerai Perderai: la colonna sonora di Giovanni Di Giandomenico valore aggiunto del film

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L’intero racconto è intarsiato mirabilmente dalle musiche originali di Giovanni Di Giandomenico (mentre il montaggio del suono è di Francesco Sorrentino e Ruben Zoena, il mix di Francesco Sorrentino): una sinfonia da stadio che non manca di cullare, entusiasmare, rimanendo in sottofondo quanto basta e quando serve, per poi esplodere con gioia e furore.

Un’opera prima che coinvolge, emoziona, educa al sogno senza mai negare la realtà. Vincerai Perderai narra con autenticità il confine che intercorre tra l’infanzia e l’età adulta, incastonando adagio la maschera solitaria del calciatore nella moltitudine di un noi che impara a farsi squadra.

Prodotto da Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia, con la direzione artistica di Costanza Quatriglio, docente di regia Laura Schimmenti, docente di montaggio Matteo Gherardini, docente di sviluppo e tutor di regia Pierfrancesco Li Donni, docente coordinatrice del Corso di produzione documentario Laura Romano, tutor di montaggio Petra Pirandello, direttore di produzione Fabio Parente, segreteria di produzione Andrea Buscaino, color corrector Cristiano Giamporcaro.

Figurano nel cast, oltre ai già citati Marco Trapani e Victor Le Boisselier, Fabrizio Miceli, Samuele Guaddah, Gabriele Miceli, Manuel Bonafede, Vincenzo Monte, Antonio Maggio, Giuseppe Basile, Pietro Sacco, Marco Cosenza, Guido Tripiciano, Salvo Bonura, Gionny Scenna, Salvo Patricolo, Giuseppe Foti, Enrico Massei, Alberto Prestigiacomo, Alessandro Mignosi, Vincenzo Uccello, Domenico D’Angelo, Danlo Marino, Giovanni Licastri, Giovanni Nicolini, Vincenzo Percopo, Filippo Tripolino, Michele Cannatella, Andrea Esposito, Fabio Valguarnera, Chiara Falcone, Davide Drago, Claudio Kamel, Desire Montalbano, Libero e Lady.

Recensione

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