I critici noteranno qualcosa di sbagliato in La vita va così, il film di Riccardo Milani ispirato a una storia vera. I romantici, però, quelli di cui il grande pubblico è pieno, la ameranno visceralmente e alla fine della visione forse un po’ rifletteranno e tra la lingua e il palato si ritroveranno attorcigliate quelle stesse parole pronunciate dalla figlia del pastore, interpretata da Virginia Raffaele: “aici anda savida”.
Il regista di film come Benvenuto Presidente! e Un mondo a parte porta sullo schermo una storia in cui tematiche personali, sociali e ambientali si amalgamano, portando gli spettatori a immedesimarsi nei protagonisti di questa vicenda, provando ammirazione, rabbia, incredulità.
La sceneggiatura, scritta da Riccardo Milani e Michele Astori, gioca sull’opposizione tra il patinato ambiente imprenditoriale meneghino, fatto di feste, meeting e meccanismi secondo i quali tutto ha un prezzo e l’ancestrale mondo sardo, in cui la vita scorre lenta tra vacche al pascolo, città deserte, pomodori secchi fatti in casa e persone costrette ad emigrare per trovare lavoro.
Questa contrapposizione si riduce molto spesso in una sterile stereotipizzazione, a causa della quale il mordente del film si sfalda in un acceso contrasto tra progresso e arretratezza, tra possibilità lavorativa e morte certa.
La vita va così e il valore di una terra, che è “bella perché è di tutti”

Tuttavia è proprio in questa spaccatura che l’autore inserisce tutta una serie di argomentazioni attualissime; lo fa con quello stile ironico e un po’ anche drammatico che lo ha sempre contraddistinto.
Il legame alla terra e a una certa idea di mondo, idilliaco e incontaminato, riflettono il senso di appartenenza che la nostra generazione finisce per inseguire, talvolta tardi, altre volte mai; in alternanza al famelico bisogno di produttività. E in questo marasma di scelte è come se non ci fosse una via di mezzo, un compromesso giusto. Certe Terre pretendono l’esclusività della tradizione e dell’immutabilità e certi gesti, come quello di Efisio (che nella vita vera è Ovidio Marras) rivendicano il valore del sacrificio e l’audacia di battersi per il bene comune, anche quando la collettività non ne comprende il senso.
Potremmo dire infatti che tutto il valore de La vita va così si coagula nella dignitosa e pacifica resistenza dell’anziano pastore Efisio Mulas (interpretato mirabilmente da Giuseppe Ignazio Loi), il quale non si lascia corrompere da nessuna cifra a lui proposta, né dai dispetti dei suoi concittadini, dalle preghiere di vescovi, parenti e conoscenti. La sua filosofia è chiara e sacrosanta: i soldi volano via e la ricchezza, quella vera, è in quella terra che gli appartiene da generazioni e che è bella perché è accessibile a tutti, senza necessità di pagare.
Quel suo “no” pronunciato più e più volte diventa quasi un mantra, una protesta contro la sete di mercificare il creato, di gettare tonnellate di cemento con la promessa di posti di lavoro. A quale prezzo però? Mentre tutti trovano logico sventrare terreni e alberi secolari per un “posto fisso”, colpiscono le parole dei due nipoti, che ringraziano il nonno per non aver venduto quel fazzoletto di terra in cui, pur tornando solo una volta l’anno, sono stati davvero felici.
Immagini che sanno d’eterno e musica che rivendica il folclore in La vita va così

La fotografia di Simone D’Onofrio e Saverio Guarna intrappola la bellezza del sud della Sardegna, regalandoci respiri e sospiri che sanno d’eterno, mentre la macchina da presa di Milani sa bene come farci sfiorare le acque cristalline della Tuerredda (nel film Bellesa Manna) e gli scorci della Teulada, soffermandosi a lungo sui primi piani dell’anziano pastore, col suo viso stropicciato di rughe, o ancora sulle vie d’avorio deserte e battute dal sole.
A interpretare i vari personaggi una parterre di volti noti, tutti perfettamente calati nei loro ruoli, tra cui spiccano, oltre alla già citata Virginia Raffaele (che sfoggia un dialetto e un accetto sardo niente male), il presidente del gruppo immobiliare Giacomo Greatti (interpretato da Diego Abatantuono), che solo alla fine della storia riuscirà a capire il valore della lotta del pastore Efisio Mulas. E poi c’è un fantastico Aldo Baglio (che interpreta il capo cantiere siciliano Mariano con una vivacità intarsiata di luci e ombre) e la mitica Geppi Gucciari, il cui personaggio resta in incognita quasi fino alla fine.
Il cast è composto altresì, tra gli altri, da Jacopo Cullin, Niccolò Senni, Denis Fasolo, Massimiliano Medda, Ignazio Deligia, Gabriele Cossu, Antonio Ledda, Carlo Cracco, Pietro Ragusa.
Valore aggiunto e in alcune occasione vero e proprio asse portante de La vita va così è la colonna sonora di Moses Concas, musicista, armonicista e compositore originario di Iglesias, la cui melodia attraversa l’intera narrazione, a volte colmando le mancanze della sceneggiatura, riuscendo ad arricchire con vitalità e folklore anche immagini che altrimenti risulterebbero banali.
Tirando le somme, La vita va così è uno di quei film imperfetti ma adorabili, perché affronta tematiche universali e, sfoderando uno stile che fa sul serio senza prendersi troppo sul serio (scusate la perifrasi!), sa arrivare al cuore degli spettatori.
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