Senza chiedere permesso: recensione del primo film di Giacomo Mazzariol – ROFF 21

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Il cinema italiano della Generazione Z non ha più bisogno di chiedere il permesso: si prende lo spazio che merita con la forza di un accordo punk e la delicatezza di un abbraccio che cambia la vita.

Senza chiedere permesso, opera prima alla regia di Giacomo Mazzariol presentata in concorso nella sezione Panorama Italia ad Alice nella Città, si impone come una delle sorprese più luminose, magnetiche e necessarie della recente stagione cinematografica. Mazzariol, già amato da pubblico e critica per la straordinaria sensibilità dimostrata nella scrittura del bestseller Mio fratello rincorre i dinosauri, compie un salto dietro la macchina da presa straordinariamente maturo e consapevole. Il regista veneto conferma il suo talento unico nel saper decodificare la diversità lontano dai sentieri battuti del pietismo e del paternalismo cinematografico, conferendo alla pellicola un ritmo vitale, fresco e squisitamente “indie” che cattura lo spettatore dal primo all’ultimo minuto.

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Bologna: la città che non chiede permesso

Al centro della vicenda si muove una Bologna pulsante, caotica e magnetica. La città emiliana non fa semplicemente da sfondo o da cartolina alle vicende, ma si eleva a vera e propria co-protagonista della storia. È una metropoli che respinge e accoglie allo stesso tempo, un labirinto fatto di aule universitarie affollate, collettivi studenteschi in fermento, precarietà abitativa e sogni generazionali che si scontrano duramente con la realtà dei canoni d’affitto insostenibili e dei contratti in nero.

È proprio in questo scenario urbano che si incrociano, si scontrano e infine si fondono i destini di Nicole (l’esordiente Nicole Bellisario, una rivelazione di rinfrescante autenticità) e Marta (interpretata da una sempre magnetica Aurora Giovinazzo). La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista insieme a Stefano Cipani e Silvana Tamma, affonda le sue radici nella realtà: la pellicola si ispira infatti alla vera e potente storia di Elena Rasia e della sua amica Margherita. Una vicenda di sorellanza, complicità e feroce autodeterminazione che nella vita reale ha dato vita al rivoluzionario progetto di abitare collaborativo “Indi Mates – Una chiave per l’indipendenza” e che si lega a doppio filo con le rivendicazioni e l’orgoglio del Disability Pride di Bologna.

Senza chiedere permesso e la sua rivoluzionaria inclusività

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Il più grande e dirompente pregio di Senza chiedere permesso risiede nella sua carica rivoluzionaria e nel modo in cui sposta le coordinate del racconto sull’inclusività. La disabilità viene radicalmente spogliata da qualsiasi patetismo, retorica lacrimevole o pornografia del dolore. Nicole non è un oggetto di compassione, né una vittima da commiserare o un “eroe d’ispirazione” bidimensionale; è una ragazza ferocemente determinata, testarda, anche egoista quando serve, alla ricerca della propria voce e della propria autonomia.

Con un coraggio rarissimo e un’onestà intellettuale encomiabile nel panorama del cinema italiano contemporaneo, il film affronta apertamente e senza falsi pudori l’aspetto sessuale e l’affettività nella disabilità, trattandoli con la normalità, l’urgenza, il desiderio, l’ironia e la complessità che è sacrosanto che abbiano. Questa attenzione etica all’inclusione non è rimasta confinata alla sola finzione filmica, ma ha permeato l’intera filiera produttiva grazie all’adozione pionieristica sul set di soluzioni all’avanguardia come il Set Accessibile e la figura del Disability Management, stabilendo un nuovo standard per l’industria.

A sorreggere e amplificare questa debordante energia giovanile ci pensa una colonna sonora trascinante e azzeccatissima. Le tracce musicali sono una vera e propria dichiarazione d’intenti “Indie-Punk” che scandisce le tappe di una convivenza spericolata e fuori dagli schemi tra le due protagoniste, muovendosi a ritmo sostenuto tra stanze disordinate, piatti sporchi dimenticati, feste universitarie e prime, brucianti scoperte.

Senza chiedere permesso: un’amicizia che cambia la vita

Il film si conclude con una dedica scritta che risuona nello stomaco e nel cuore dello spettatore ben dopo lo scorrere dei titoli di coda: “alle amicizie che curano e cambiano la vita”. È proprio qui che risiede il cuore e il messaggio più profondo dell’opera di Mazzariol. In un’epoca iper-connessa ma profondamente atomizzata, che troppo spesso isola i singoli nelle proprie fragilità, Senza chiedere permesso ci ricorda l’importanza capitale del cinema sociale.

Lavori come questo non si limitano a intrattenere o a riempire le sale; hanno il potere politico e culturale di squarciare il velo dell’indifferenza, ridefinire i confini della rappresentazione sullo schermo e mostrarci, con grande, grandissima forza, che l’indipendenza non è mai un percorso solitario, ma un traguardo che si conquista attraverso la condivisione, la solidarietà e la lotta comune.
Un debutto folgorante, viscerale e assolutamente da non perdere.

Recensione

Regia—3,5
Sceneggiatura—3
Fotografia—3
Recitazione—4
Sonoro—3
Emozione—4,5
Media finale
3,5/5
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