Ci sono cose che fanno molto male, grandi traumi che modificano le cose, una di queste è la morte dei nonni. C’è qualcuno infatti che dice che dovrebbero essere immortali, pensano sicuramente questo Tom (4 anni), Susan (8 anni) e Derek (10 anni) quando tornano a casa dei nonni dopo la morte della nonna. Una nonna che racconta storie, che invita i suoi nipoti ad ascoltare favole inventate da lei, partendo da tre oggetti. Parte da qui I racconti del giardino incantato, film animato in stop motion, in sala dall’8 ottobre 2026, diretto da Patrik Pašš Jr., Jean-Claude Rozec, David Súkup e Leon Vidmar, distribuito da Trent Film in collaborazione con Cinema dei Piccoli. Tom, Susan e Derek, ciascuno a modo proprio, dovranno imparare a vivere nel ricordo della nonna, ripristinando l’allegria in un luogo in cui l’allegria non c’è più.
I racconti del giardino incantato: il passaggio del testimone

Liberamente tratto dall’opera dello scrittore e drammaturgo ceco Arnošt Goldflam, I racconti del giardino incantato narra la storia di Tom, Susan e Derek, tre bambini che trascorrono una notte nella casa del nonno dopo la perdita della nonna, punto di congiunzione sentimentale, figura centrale della vita di tutti, della famiglia e custode di storie necessarie per la crescita dei suoi ragazzi. Appare evidente che il nonno non è pronto, è perso senza quella che prima di essere la nonna, è la compagna della sua vita. Quando il piccolo Tom gli chiede la fiaba della buona notte, altrimenti non riesce a dormire, la risposta è una, una sola: non ce la faccio. Per colmare il vuoto, Susan decide di prendere il posto della nonna. Raccoglie l’eredità e inizia ad inventare per scaldare quella fredda notte.
Susan è forte, coraggiosa, sa l’importanza di quelle storie e sa che lei ha in sé gli strumenti per lenire le ferite interiori, suo fratello non può essere privato di quelle parole che per lei sono state balsamo per l’anima. Racconti di bambini soli, gatti misteriosi, anziani volanti, sono solo alcuni dei personaggi straordinari che vivono nella mente e nelle fantasie di Susan e riempiono anche i cuori dei suoi ascoltatori. I racconti del giardino incantato costruisce un universo gentile e tenero, sospeso tra realtà e fantasia.
I racconti del giardino incantato si costruisce su due piani, la storia principale, quella sua e della sua famiglia, si unisce e si incastra con l’altro piano, quello delle storie che narra.
La perdita e la memoria

I racconti del giardino incantato porta al centro la difficoltà di accettare la perdita e quindi l’elaborazione del lutto. I luoghi, i ricordi, la memoria sono pieni di quella nonna che ora non c’è più e quel vuoto si sente chiaramente e quindi il lavoro di Susan è proprio quello di vivere quello spazio. Non ci si deve aspettare un film triste, o meglio lo è in parte, la malinconia, la mancanza per chi non c’è più, è presente ma ci mostra come le orme lasciate da chi non c’è più vengano riempite da chi c’è ancora. Susan eredita il ruolo della nonna, il rito della narrazione riacquista nuova linfa nelle mani, nella bocca, nelle parole e nella fantasia della piccola.
Il film ha una lunga gestazione, sono serviti dieci anni per arrivare a questo punto, l’opera è nata come un cortometraggio, l’idea originale si è modificata nel tempo, arricchita, si sono aggiunte persone. Il corto era molto più cupo, il film invece si è alleggerito, stemperato, nei colori, nell’atmosfera. Usando campi larghi, colori allegri anche quando l’atmosfera è triste, si cerca di mostrare agli spettatori personaggi, smarriti, piccoli, ma capaci anche di tornare a sorridere. L’animazione in stop motion serve proprio ad avvicinare ancora di più alla storia, perché prima o poi il lutto tocca tutti e il senso di spaesamento fa sentire ciascuno un po’ più solo e perso. Le camminate dei personaggi, gli errori, anche microscopici nell’animazione, rendono tutto umanissimo, delicato e, a tratti, perfino buffo.
I racconti del giardino incantato: il potere della memoria e della magia

Per salvarsi, per lenire le ferite e il dolore, ci sono le storie, phármakon per i bambini e anche per il nonno. I racconti del giardino incantato fa emergere quanto le parole siano necessarie, potenti, importanti, quanto siano utili per accendere l’immaginazione, giocare con la fantasia. Spesso può essere difficile parlare di morte con i più piccoli perché può essere spaventoso spiegare loro il non c’è più per sempre, ma qui tutto questo viene spiegato in maniera semplice e con un pizzico di magia, la stessa che è presente nell’opera da cui il film è tratto. Nell’originale però la magia è elemento fondamentale e estremamente “magico”, qui invece la magia è delicatissima, un elemento infinitesimale che ha certamente qualcosa di soprannaturale ma è anche estremamente legato all’umano.
Susan apre varchi e finestre, invita i suoi ascoltatori ad imparare quanto il dolore sia parte della vita e che, solo se elaborato, può essere superato: in questo modo si cresce. La bambina cura sé stessa e gli altri con ciò che sa fare meglio.
Una storia profonda e delicata che aiuta a sentirsi meno soli

I racconti del giardino incantato è una storia intensa e malinconica che ci rimette in pace con noi stessi. Si ha sempre bisogno di ricordare quanto le storie siano importanti, fondamentali, cuciono ciò che si è slabbrato, fanno capire che non si è soli.





