Spider-Man – Brand New Day: recensione del film con Tom Holland e Zendaya

Con Tom Holland, Zendaya ma non solo, Spider-Man: Brand New Day è il tentativo (riuscito) del Marvel Cinematic Universe di ritrovarsi puntando sull’emozione, prima, e sull’azione, poi. Spettacolo e sentimenti, e l’impressione che dopo tanto tempo il franchise sia tornato sulla strada giusta.

Spider-Man - Brand New Day recensione nonsolofilm.it

Davvero è una fortuna che Spider-Man: Brand New Day abbia scelto, tra i tanti paradossi, quello più lontano, ideologicamente parlando, dal Marvel pensiero. La considerazione non è oziosa, il buon successo del film parte proprio da qui: il numero 38 dell’MCU (Marvel Cinematic Universe) funziona perché capisce che rallentare è il modo migliore per vincere la gara. Niente multiversi, o azione debordante e caotica che soffoca l’emozione intralciando psicologie e dinamiche credibili. Il quarto film del franchise dentro il franchise riconsidera i rapporti tra adrenalina e approccio intimista a vantaggio del secondo, preservando l’intrinseca spettacolarità dell’immaginario (e della saga, e del personaggio). La regia è di Destin Daniel Cretton. Lo script, vale la pena sottolinearlo perché quello che di buono c’è nel film è questione di pagina, inchiostro e solidità della costruzione, è di Erik Sommers e Chris McKenna.

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Spider-Man: Brand New Day: come l’eroe si nasconde, letteralmente, dietro la maschera

Dove eravamo rimasti? O, meglio: ripartire, sì, ma come? L’equilibrio tra continuità e reinvenzione è il gioco – esplicito che più non si può – di Spider-Man: Brand New Day. Immaginario, protagonista e platea di comprimari: non ci si aspetti chissà che cambiamenti. Il dosaggio degli ingredienti, la particolare natura di certe relazioni, l’emotività della storia, loro invece sì, sono parzialmente riconsiderati, e come e perché lo decide, con il suo emozionante finale, l’immediato predecessore. Spider-Man: No Way Home (2021) calava il sipario sull’eroico e semiapocalittico sacrificio di Peter Parker/Spider-Man (Tom Holland): permettere a Ned (Jacob Batalon) e MJ (Zendaya) di sopravvivere, dimenticandolo. Lasciando andare il primo, Peter ha perso il suo miglior amico. Con la seconda, l’amore. È la prima, grande novità di Spider-Man: Brand New Day, l’umore tendente al nero ma non proprio nero.

Un’aria di soave autoironica leggerezza stempera le asprezze del film – è il format Marvel a impedire deragliamenti verso cupezze e profondità esistenziali di stampo nolaniano – ma la vita di Peter non è il vacuo superficiale idillio dello scapolo d’oro. È incredibilmente solo, ora che i suoi amici non lo riconoscono più, fatta eccezione di Punisher (Jon Bernthal), l’unico rimasto, e pure con lui è un rapporto complicato. Peter fabbrica una routine di vita comune/supereroistica a prova di bomba e ci si chiude dentro. Corre veloce, per nascondere il dolore. Non può funzionare.

Complice l’apparizione di un’inedita – e non spoilerabile, in nessun modo – minaccia interpretata con dolcezza arrabbiata dalla new entry Sadie Sink, il protagonista fronteggia i suoi demoni con una franchezza e una brutalità dolorose e salvifiche. Se funziona, è perché Spider-Man: Brand New Day – che ribalta il discorso di Spider-Man: No Way Home puntando su una nostalgia più sottile e carica di sottotesti esistenziali – osa due volte, in un modo che è una novità per l’MCU. Uno, prende alla lettera la maschera e le sue implicazioni e fa (psico)analisi di un costume iconico. Il travestimento non è l’innocua barriera di un eroe coscienzioso che cerca di proteggere il suo anonimato dall’assalto del mondo; è, anche, l’escamotage di un giovane uomo ferito dalla vita che rifiuta di soffrire e nega la sua identità. Due, ribalta l’assunto: non c’è azione senza emozione. E la seconda, finalmente, ha il sopravvento. È la chiave del paradosso in apertura.

Si reinventa Spider-Man, e con lui un intero franchise (ma senza esagerare)

Anche ai limiti strutturali dell’MCU si è indirettamente accennato, e ripetere giova. La didascalica meccanicità dei dialoghi e la leggerezza a tutti i costi – dovrebbero salvare storia e personaggi da una seriosità eccessiva, ma in realtà impediscono al film di staccarsi dalla sua comfort zone – sono difetti congeniti del franchise, garanzia di appetibilità commerciale e, sul piano della qualità, motivo di frustrazione; Spider-Man: Brand New Day non è al riparo. Il film è imperfetto alla maniera dell’MCU. Se funziona meglio di buona parte del post Avengers: Endgame non è solo perché rifiuta la tentacolare, ramificata e caotica narrativa del Multiverso. Niente inconsistenza narrativa parzialmente riscattata dall’illusione di una scena post-credits le cui premesse verranno tradite dal film successivo; Spider-Man: Brand New Day fa la cosa giusta. Dà centralità all’uomo, all’eroe, alla maschera, e solo dopo si ricorda dell’azione.

Non bisogna esagerare: se l’azione è ridiscussa, anche in termini di minutaggio, non è mai accantonata. Quello che la regia di Destin Daniel Cretton organizza, al riparo di uno script più calibrato del solito, è un’azione – esposta con chiarezza e una certa eleganza e il merito va alla fotografia di Brett Pawlak – che è logica conseguenza dei sentimenti. Tutti, non solo il protagonista Tom Holland, ma anche Zendaya, Jon Bernthal, Sadie Sink, abitano personaggi scomposti e fratturati, lacerati da una perdita e incerti sul da farsi. Come si riempie il vuoto? Nascondendolo, provando, come fa Hulk/Mark Ruffalo, a mettere un freno (letterale) alle emozioni? Non è la strada giusta. Spider-Man: Brand New Day, è un invito a lasciare uscire tutto, il bello e il brutto, e, superata la barriera della solitudine, ridefinire l’identità. Nuova è l’identità dei personaggi, e di un film che si reinventa senza tradirsi. E di un franchise.

Il percorso di autoanalisi di un Tom Holland padrone del personaggio tanto da spingerlo verso zone d’ombra esistenziali e inesplorate è, indirettamente, il mea culpa di un universo cinematografico. Non è difficile leggere, tra le righe di Spider-Man: Brand New Day, nella centralità ritrovata dai personaggi e in un’azione ricalibrata ma non ridimensionata, un bagno d’umiltà – imperfetto, ma apprezzabile – e la chiave per una (ri)partenza. Rivalutando la centralità della pagina scritta, cercando nel cuore del suo eroe carismatico il senso di una spettacolarità più intelligente e non autoindulgente, rallentando il ritmo delle uscite in sala per riaccendere la scintilla di un pubblico assopito dalla bulimia di nuove proposte (cinematografiche, seriali) – senza riuscire del tutto a liberarsi di certi limiti strutturali – la Marvel insegue la chimera del riscatto e Spider-Man: Brand New Day è la via per il riscatto. Riscatto degli incassi, e di quel tanto di credibilità critica che serve anche al cinema commerciale apparentemente estraneo a queste logiche. Il film raggiunge lo scopo alla sua maniera, che è quella dell’MCU, nel bene e nel male: emozionante, solida e imperfetta. Per la prima volta dopo tanto tempo, però, l’impressione è che la strada scelta sia quella giusta.

Spider-Man: Brand New Day arriva nelle sale italiane il 29 luglio 2026 per Eagle Pictures.

Recensione

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