Ci sono spettacoli che bussano alla porta. Coven Academy: L’Accademia delle streghe, la serie tv ideata da Tom Federle e composta da ventuno episodi disponibli su Disney+ dal 2 ottobre 2026 – la porta la sfonda dall’interno.
Non è l’ennesima favola su una scuola di magia ma è un collegio di marmo nero piantato nel cuore splendido e marcio di New Orleans, dove streghette adolescenti e apprendisti stregoni pericolosamente belli imparano una sola materia: quanto costa il potere quando non l’hai chiesto. Lo show non rinuncia ai principali cliché del suo genere ma sotto il velluto nasconde denti affilatissimi. Non vuole essere la nuova Hogwarts. Vuole essere sua cugina americana, quella scappata a New Orleans, con il rossetto sbavato e un grimorio tatuato sull’avambraccio. E ci riesce perché tra mantelli con gioielli cuciti e choker neri, fa sembrare la magia di nuovo pericolosa, femminile e tremendamente cool.
Quando Disney smette di truccare le streghe e le lascia bruciare
La newyorkese Briar Roberts arriva all’Accademia cercando tracce di sua madre e trova invece uno specchio che non perdona: quello di cosa diventa una ragazza quando scopre di poter piegare il mondo. Il lavoro di regia è un incantesimo di sottrazione.
Dove altre serie accumulano effetti, qui vengono tolti. Le carrellate nei corridoi non sono movimenti di macchina: sono processioni. La camera fluttua dietro le ragazze protagoniste come un mantello invisibile, non le insegue, ma le ascolta respirare mentre i duelli magici sono girati al contrario. Non vediamo l’esplosione, vediamo il volto di chi la subisce un secondo prima, e il vuoto che lascia un secondo dopo. Federle ha imparato da Coppola che l’adolescenza è già un film horror dove tutto è troppo vicino, troppo caldo, troppo definitivo. Così anche i baci, le scene di tenerezza tra la protagonista e il vampiro Ollie sono girati come interrogatori, con campi e controcampi stretti da togliere l’aria. Non sono due che si baciano. Sono due poteri che si annusano e capiscono che potrebbero distruggersi…
Se la regia è il rito, la fotografia di Coven Academy – L’Accademia delle streghe è la cattedrale dove il rito avviene

Se la regia è il rito, la fotografia è la cattedrale dove il rito avviene. Qui si consuma il tradimento più bello di Disney verso se stessa: addio al bianco latte iper-illuminato, benvenuto al chiaroscuro liquido. Lo scatto è la palude incantata: verde muschio bagnato, oro ossidato che cola dalle lampade, viola vescovile, nero d’inchiostro denso come pece. New Orleans non è una location, è un filtro messo davanti all’obiettivo. La luce non entra, trasuda. Trapela dalle vetrate sporche di pioggia come miele avvelenato, taglia i volti sempre a metà- metà vergine, metà strega. Il colpo di genio: quando parte un incantesimo, l’immagine non si accende. Si spegne. Non un flash bianco alla Marvel ma un negativo fotografico, un buco nero che brucia la retina. Qui la magia non è luce che crea, ma è ombra che divora. E Miss Graves, interpretata da una splendida Tiffani Thiessen, non è mai illuminata: è scolpita. Ogni suo ingresso in scena è un editoriale di moda funebre.
Il colpo di genio: l’incantesimo non si accende, si spegne
Alla fine lo show non ti chiede se ci hai creduto, ti chiede se hai mai sentito quel ronzio sottopelle quando il potere smette di essere una favola e diventa un peso caldo tra le mani.
Non è una serie perfetta, alcuni episodi girano in tondo come sonnambuli e i ragazzi sono stati scritti più come presagi che come persone, ma intrattiene ed è necessaria perché per la prima volta Disney non trucca le sue streghe da principesse, le lascia pallide e arrabbiate, le lascia bruciare piano. Si sente la paura di osare fino in fondo. Prevedibile? A tratti sì. Gli effetti sono cheap? Un po’. L’abbiamo guardata ininterrottamente in una notte lo stesso? Assolutamente sì, perché è quella serie colpevole che non vuoi ammettere di amare, finché non ti rendi conto che stai già aspettando la stagione 2.
Academy – L’Accademia delle streghe è un veleno lento che vi entrerà sotto le unghie e quando spegnerete lo schermo sarà come se foste usciti da una chiesa di New Orleans, a mezzanotte mentre fuori fa caldo e dentro avrete ancora freddo e il profumo dell’incenso addosso.
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