Mio zio Jens: recensione del film di Brwa Vahabpour

Mio zio Jens recensione nonsolofilm.it

Akam sta dormendo, qualcuno lo sveglia. Il citofono suona: è lo zio Khdr, uno sconosciuto per lui, praticamente non lo ha mai visto. Inizia così Mio zio Jens, esordio nel lungometraggio di finzione di Brwa Vahabpour, al cinema dal 1° ottobre 2026. Vahabpour, usando i codici della commedia, cerca di raccontare alcune tematiche complesse dell’oggi: Akam è di origine curda ma ormai da anni vive in Norvegia e lavora come insegnante di letteratura in una scuola di Oslo, lo zio Khdr, apparentemente appena arrivato dal Kurdistan, giunge a trovare il nipote. Akam non può non ospitarlo e quell’arrivo cambierà gli equilibri non solo in casa del giovane, ma anche nella sua vita.

Mio zio Jens: questa è anche casa tua ma non abituarti troppo

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“Questa è casa tua”

Dice così Akam (Peiman Azizpour) allo zio (Hamza Agoshi), non può fare altro che questo. Aprire le porte e le braccia. Non può immaginare che quell’uomo possa rompere gli equilibri. Khdr non capisce, vive in quelle stanze come se fosse casa sua e non dà retta a nessuno, né al nipote né agli altri coinquilini con cui il ragazzo divide la casa. Si tratta di una sorta di comune, ciascuno ha i propri spazi, i propri luoghi, perfino il frigorifero è diviso in diversi scompartimenti. Lo zio tormenta, sfianca. Il bagno, la cucina, mangia ciò che non dovrebbe mangiare, lascia in giro cose che non dovrebbe lasciare, insomma, da quando Khdr è arrivato, si è aperto l’inferno.

Mio zio Jens indaga fin da subito le lontananze, gli oceani che dividono il nipote e lo zio, l’uno che sa poco della sua terra d’origine, l’altro che sa pochissimo della terra che lo ospita.

Lo zio lo pungola, lui il curdo da bambino lo parlava benissimo, ma ora non ricorda nulla, non capisce molte delle parole che Khdr gli dice, come è possibile? Dove è quel bambino che parlava il curdo da piccolo? Quella lingua nascosta, allontanata da sé, chiede spazio, chiede una bocca per essere pronunciata. Una lingua vuol dire anche un’identità che lui ha, certo, ma quella parte è stata in qualche modo “negata”, Akam a questo punto è in crisi.

Il racconto di una storia a tratti autobiografica che riguarda molte persone

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Lo zio Khdr decide di farsi chiamare Jens, perché è più facile ma è lui ad essere poco semplice per i coinquilini. Se i ragazzi e le ragazze sono pronti ad accogliere, a parlare, ad aprire un dialogo, sono meno pronti ad accettare bottigliette di plastica lasciate in bagno, sigarette fumate in casa.

Il regista e sceneggiatore Brwa Vahabpour, norvegese d’origine curda come il protagonista, ricorre alla commedia per raccontare qualcosa di più profondo, ironizza su Adam ma anche sullo zio e sulle loro storie. Akam, immigrato di seconda generazione, norvegese di nascita, dalla pelle e dai capelli scuri, docente di lettere in una scuola superiore, frequenta una ragazza norvegese, bianca, bionda, come può dialogare con Khdr? Difficile rispondere perché non è tanto diverso da ciò che capita all’anziano. Lui è un uragano in quella casa di persone così libere, indipendenti, che poi diventano così intolleranti da non accettarlo.

Chi è Akam agli occhi dei norvegesi? Chi è per i curdi? Uno straniero forse ed è ironico e spaventoso immaginare quanto una società plurilinguista, abituata alla pluralità, invece non sia sempre così.

Mio zio Jens usa l’ironia per parlare di argomenti importanti

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L’imbarazzo di Akam cresce quando scopre che lo zio conosce bene la piccola comunità curda del quartiere e che si trova nel Paese già da oltre un mese. Chi è davvero Khdr? Perché è lì?

Vahabpour non usa toni drammatici, lavora sulla quotidianità, suoi problemi di ogni giorno. I temi sono: l’asilo politico, la difficoltà linguistica, la memoria delle proprie origini e il rapporto con il Paese d’accoglienza. Tutto questo emerge dagli occhi spaventati di Akam, dai silenzi di Khdr, dai disagi che sono evidenti.

Quell’arrivo improvviso smuove mondi, non potrà non fargli scoprire cose della famiglia e anche, inevitabilmente, di lui stesso. Akam si scopre e dimostra quanto siano ancora purtroppo molto complesse queste dinamiche e queste tematiche.

Mio zio Jens: un film godibile che affronta tematiche attuali

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Mio zio Jens con ironia e leggerezza entra in tematiche delicate e ci accompagna in un mondo molto comune. Migrazione, culture a confronti, sentirsi stranieri, sono argomenti difficili che vengono portati al centro del discorso da Vahabpour. Grazie ai suoi attori, il film risulta abbastanza godibile, ricordandoci che nessuno è mai davvero straniero e forse al tempo stesso lo siamo un po’ tutti.

Recensione

Regia—3,5
Sceneggiatura—3
Fotografia—3
Recitazione—3
Sonoro—3
Emozione—3
Media finale
3,1/5
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