Federico Zampaglione parla di The Nameless Ballad: “la musica è il vero mostro del film”

Federico Zampaglione The Nameless Ballad nonsolofilm.it

The Nameless Ballad, il nuovo horror di Federico Zampaglione, esce al cinema dal 5 novembre 2026, distribuito da Filmclub Distribuzione in collaborazione con Scream Hub. Sceneggiato da Zampaglione con la scrittrice Barbara Baraldi – curatrice editoriale di Dylan Dog – il film è interpretato da Jamie Ward (The Gentlemen 2) che è Sam Gallo, un musicista italo-inglese in crisi creativa e dipendente da farmaci che torna in Italia per ritrovare l’ispirazione.

La musica è il vero mostro del film che è ambientato in una villa isolata che farà entrare Sam in contatto con presenze oscure che si nutrono delle sue paure e del suo bisogno di creare. Abbiamo intervistato Federico Zampaglione, tornato alla regia con The Nameless Ballad dopo il successo di The Well (2023). L’autore ci ha detto che “tutto nel film ruota intorno alla musica. Sul set, quella melodia che ossessiona si è comportata esattamente come uno dei protagonisti“.

Federico Zampaglione: intervista al regista di The Nameless Ballad

Nel tuo film la paura non ha un volto, ha una melodia. Come hai lavorato per rendere questa inquietante sequenza di suoni l’entità che ossessiona il protagonista, il vero antagonista che non avrebbe mai dovuto tornare dall’oscurità?
“La musica in questo caso vissuta più come qualcosa da inseguire e che allo stesso tempo ti ossessiona e compromette anche i tuoi equilibri. Il protagonista arriva in quel luogo, e già per lui la musica è un problema, perché la sta cercando e la musica non andrebbe mai cercata, perché è lei che deve trovare te. Nel momento in cui la cerchi, può diventare molto pericolosa. In questo senso, a forza di cercare, trova qualcosa ma trova la musica sbagliata e da lì inizia un altro viaggio di ossessione che si va ad unire con l’ossessione di qualcun altro, che a sua volta cerca la musica. C’è un parallelismo tra queste due epoche ma l’ossessione rimane la stessa.

Non invecchia mai. L’ossessione di chi fa questo mestiere rimane così per sempre. Non ci è voluto molto per scegliere quella melodia, ne ho ascoltate tantissime fino a quando ho ascoltato quella giusta, del compositore Andrea Pesce (che non è la classica melodia da cinema horror). Volevo qualcosa che avesse una sua circolarità, la capacità di affascinare in un primo momento, poi di entrare in maniera un po’ perversa nella testa e di rimanerci. Sul set quella melodia si è comportata esattamente come uno dei protagonisti del film.

“Ho voluto cercare una paura più epidermica, più interiore. Ho ricercato nella solitudine, perché dentro questa si sentono mostri“

Con The Nameless Ballad hai preso un’altra direzione e cambiato registro, perché?
“Per me questo è importantissimo. Ho iniziato come musicista rock blues, poi, a un certo punto, ho iniziato a fare cinema. Tutto quello che ho fatto è sempre stato andare via da quello che aveva funzionato. Mi piace rischiare e testare i miei limiti e per fare questo e ci vuole un certo coraggio. Dopo The Well (molto violento e con personaggi ai limiti), ho voluto spogliarmi di tutto questo e cercare una paura che fosse più epidermica, più interiore e quindi ho creato questo senso di isolamento – un equilibrio mentale messo perennemente a rischio. Cosa succede se inserisci la paura in una mente già destabilizzata? Ho ricercato nelle atmosfere e nella solitudine che è un elemento che spaventa, dentro questa si sentono mostri, soprattutto se poi non sei in pace con te stesso”.

La villa non è solo una location, ma uno strumento musicale stonato. Le stanze sorde, il legno che scricchiola, i corridoi che fanno eco. Come hai fatto a far dialogare questa architettura con la musica?
“La location è uno dei protagonisti, ha un suo modo di presentarsi nel cinema horror. Anche in questo film ho voluto puntare su qualcosa che, però, fosse personale. Non volevo creare un’atmosfera tipica da casa infestata. Ho cercato semmai una casa disturbante per i vuoti, per un design minimalista, per i suoi materiali moderni che comunicano solitudine ed evocano freddezza. Abbiamo lavorato con Yuri Santurri per ricreare il senso di estraneamento del protagonista, per far sentire la solitudine di Sam che, in realtà, vorrebbe scappare solo da sé stesso e se ne rende conto quando è tardi. Questa visione più algida dell’arredamento si contrappone a tutta una vicenda avvenuta -sempre lì dentro -in tempi lontani“

Il film esplora il confine sottilissimo tra ispirazione e possessione per un artista? Volevi parlare anche della paura di ogni creativo di essere svuotato dalla sua stessa opera?
“Il confine tra possessione e ispirazione/creatività non c’è! Perché più senti che quello che stai creando è potente, tanto più ne vieni ossessionato. Questa ossessione ti consuma per tutto il tempo che hai l’ispirazione. Non c’è pace nella creazione. Infatti quando la cosa è stata fatta, devi lasciare andare, è come un pezzo di te che va via, perciò lascia un vuoto. Credo che ogni artista venga svuotato, spesso aggredito e violentato dalle proprie opere“.

Tutti abbiamo avuto una canzone in testa che non ci lascia per giorni, tu l’hai portata all’estremo horror. Come e perché una melodia può diventare così angosciante?
“La musica a volte non si ferma solo nelle orecchie, entra nella testa, nel cuore, nell’anima, ed è in grado di riaccendere i ricordi. Questa sua potenza ha sempre anche un lato sinistro. Con una sola nota puoi trasformare una melodia molto dolce in qualcosa di veramente sinistro. Questo è il bello della musica. Può assumere una forma inaspettata e farti passare in un secondo da uno stato d’animo a un altro, ed è proprio ciò che accade in The Nameless Ballad. La musica ti spaventa e ti accarezza, è sempre lei, ma assume varie forme a seconda di quello che ti vuole comunicare. In questo film a un certo punto diventa la rappresentazione del male, ma semplicemente perché chi c’è dietro soffre tantissimo per la musica“.

Se lo spettatore esce dal cinema e quella gli rimane in testa per tutta la notte, per te è un successo o The Nameless Ballad avrà appena maledetto anche lui?
(Abbozzando finalmente un sorriso) “Beh un po’ tutt’e due le cose: la frase sotto al titolo è “ti entra nella testa”, evidentemente avrà appena maledetto anche lui”.

Recensione

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