Monster 4: la storia vera dietro i delitti di Lizzie Borden su Netflix

Monster: La storia di Lizzie Borden, la storia vera - NonSoloFilm.it

Su Netflix dal 17 settembre 2026 e ideata da Ryan Murphy e Ian Brennan, la quarta stagione della serie antologica Monster è dedicata alla killer Lizzie Borden. La storia di Lizzie Borden (The Lizzie Borden Story) ci porta, per l’appunto, nella vita della giovane ragazza che nel 1892 uccise il padre e la matrigna.

Nella serie, però, Murphy si prende diverse libertà creative rispetto alla vera storia dei Borden. Cos’è, quindi, accaduto realmente e cosa è, invece, finzione? Scopriamo insieme la vera storia dietro i delitti di Lizzie Borden, che hanno ispirato Monster 4 su Netflix.

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Chi era Lizzie Borden, la donna al centro di uno dei più celebri casi irrisolti americani

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Interpretata da Ella Beatty nella serie Netflix, Lizzie Borden nacque il 19 luglio 1860 a Fall River, nel Massachusetts, in una famiglia benestante. Era la figlia minore di Andrew Borden e della sua prima moglie, Sarah, morta nel 1863. Dopo la scomparsa della madre, il padre si risposò con Abby Durfee Gray, che fece da matrigna a Lizzie e alla sorella maggiore Emma. All’apparenza, i Borden erano una famiglia rispettabile. Andrew era un uomo d’affari facoltoso, proprietario di immobili e terreni, conosciuto in città per il suo patrimonio. Nonostante le disponibilità economiche, però, l’uomo imponeva alla sua famiglia uno stile di vita austero.

La casa al numero 92 di Second Street, dove vivevano, era priva di alcuni comfort all’epoca diffusi, tra cui l’acqua corrente e il bagno interno. Lizzie – che al momento dei delitti aveva trentadue anni – non era sposata ed era nota per la sua partecipazione alle attività religiose e di beneficenza. Il rapporto tra Lizzie e Abby pare non fosse particolarmente sereno: sia Emma che Lizzie non avevano mai accettato pienamente la seconda moglie del padre e le questioni economiche contribuivano ad alimentare le tensioni in famiglia.

Uno degli episodi che avrebbe accresciuto il risentimento di Lizzie riguardava proprio una proprietà acquistata da Andrew per la cognata di Abby. Questa decisione venne interpretata da Lizzie come un trattamento ingiusto nei confronti suoi e della sorella. Nonostante questo, non esistono prove che questi contrasti abbiano effettivamente influito sugli avvenimenti successivi o che possano essere considerati un movente.

4 agosto 1892: il giorno in cui Andrew e Abby Borden furono uccisi

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La mattina del 4 agosto 1892, nella casa dei Borden a Fall River, si consumò il duplice omicidio destinato a diventare uno dei casi giudiziari più discussi della storia americana. Le vittime furono – per l’appunto – Andrew Borden, allora settantenne e sua moglie Abby, di sessantaquattro anni. Entrambi vennero uccisi con ripetuti colpi alla testa inferti con un’arma da taglio descritta come un’accetta (e non un’ascia, quindi). La sorella maggiore di Lizzie, Emma, non era in casa: si trovava a Fairhaven. Nell’abitazione erano, invece, presenti Lizzie e la domestica Bridget Sullivan, di origine irlandese.

Secondo la ricostruzione degli eventi, Abby fu la prima a morire. Il suo corpo venne trovato al piano superiore, nella camera degli ospiti dove era stata aggredita. Andrew rientrò successivamente dalle sue commissioni e si sdraiò sul divano al piano inferiore. Fu lì che venne ucciso. La successione temporale delle due morti diventò uno degli elementi centrali dell’inchiesta. L’autopsia indicò che Abby era deceduta almeno un’ora prima del marito. Una circostanza che rese particolarmente importante ricostruire chi fosse presente in casa quella mattina e quali fossero gli spostamenti delle persone coinvolte.

Poco dopo il ritrovamento del corpo di Andrew, Lizzie chiamò Bridget e chiese aiuto. L’intervento di altre persone permise di scoprire anche il cadavere di Abby. La notizia si diffuse rapidamente, portando la casa di Second Street al centro di un’indagine destinata a catturare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Le tensioni familiari, il denaro e i sospetti sulla vita dei Borden

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Per comprendere perché Lizzie finì sotto accusa, è necessario tornare ai rapporti all’interno della famiglia. Le tensioni tra le figlie di Andrew e la matrigna erano note, almeno nella ricostruzione sostenuta dall’accusa. Le questioni economiche e le proprietà del padre rappresentavano uno dei possibili motivi di conflitto. Andrew era particolarmente attento alle spese, come detto. Lizzie ed Emma, pur appartenendo a una famiglia ricca, non conducevano uno stile di vita paragonabile a quello che ci si sarebbe potuti aspettare dal loro patrimonio.

La situazione si era complicata quando Andrew aveva destinato alcune proprietà a favore di parenti della seconda moglie. Lizzie avrebbe vissuto queste decisioni come un’ingiustizia. Anche la convivenza con la matrigna era descritta come difficile. Tuttavia, la ricostruzione fatta da Murphy sulla vita domestica dei Borden – compresa quella che dipinge Abby come una figura apertamente violenta – non è dimostrata dai documenti arrivati ai giorni nostri.

Pare, inoltre, che nei giorni precedenti agli omicidi i Borden e la servitù accusarono disturbi gastrointestinali e che Abby temesse che qualcuno stesse cercando di avvelenarla. Il collegamento tra questo episodio e il duplice omicidio, però, non fu dimostrato.

L’acido prussico e l’abito bruciato: gli indizi contro Lizzie

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Le indagini si concentrarono presto su Lizzie. A contribuire ai sospetti furono, soprattutto, alcune circostanze che l’accusa avrebbe poi portato in tribunale. Una delle più discusse riguarda il presunto tentativo di acquistare dell’acido prussico, un veleno, in una farmacia il giorno prima degli omicidi. Secondo quanto riferito, Lizzie avrebbe spiegato di averne bisogno per pulire un indumento e il farmacista si sarebbe rifiutato di venderlo senza prescrizione.

Un altro episodio riguarda un vestito che Lizzie avrebbe bruciato alcuni giorni dopo i delitti. A riferirlo fu Alice Russell, un’amica di famiglia. Lizzie avrebbe giustificato il gesto spiegando che il vestito si era macchiato con della vernice. Per l’accusa, invece, quell’indumento avrebbe potuto essere quello indossato durante gli omicidi. Non fu, tuttavia, possibile dimostrarlo.

A questi elementi si aggiunsero le diverse versioni fornite da Lizzie su quanto avvenuto la mattina del 4 agosto. Gli investigatori interpretarono le contraddizioni come un possibile indizio di colpevolezza. La difesa avrebbe, successivamente, contestato il tutto sottolineando l’assenza di prove e il fatto che fosse impossibile per una donna avere la forza di provocare le ferite mortali presenti sui corpi dei coniugi Borden.

L’arresto e il processo a Lizzie Borden

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Lizzie Borden venne arrestata l’11 agosto 1892, una settimana dopo gli omicidi. L’accusa sosteneva che avesse ucciso il padre e la matrigna, ma il caso si fondava principalmente su elementi circostanziali. Il processo si svolse a New Bedford, nel Massachusetts, dal 5 al 20 giugno 1893. La difesa – guidata da George Robinson, ex-governatore del Massachusetts – mise in discussione la ricostruzione dell’accusa e gli indizi. Non c’erano testimoni oculari che avessero visto Lizzie colpire le vittime. L’arma non venne collegata alla donna e sugli abiti esaminati durante il processo non fu trovato sangue.

Come detto, Lizzie era conosciuta per la sua partecipazione alle attività religiose e benefiche, un’immagine in contrasto con quella di una persona capace di compiere due omicidi tanto violenti. Il 20 giugno 1893, la giuria dichiarò Lizzie Borden non colpevole di entrambi gli omicidi. La sentenza chiuse il processo, ma non risolse il mistero. L’assoluzione significava che l’accusa non era riuscita a dimostrare la sua colpevolezza.

Nessun’altra persona venne condannata per i delitti di Andrew e Abby e il caso rimase ufficialmente irrisolto. Il verdetto non cancellò, però, i sospetti su Lizzie: una parte dell’opinione pubblica continuò a considerarla colpevole.

Bridget Sullivan e Aileen Wuornos

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Uno degli aspetti più controversi della ricostruzione fatta nella quarta stagione di Monster riguarda il rapporto tra Lizzie e Bridget Sullivan, la domestica che lavorava nella casa dei Borden e che si trovava nell’abitazione la mattina degli omicidi. Nella serie Netflix, le due donne hanno una relazione sentimentale segreta. Il loro legame diventa un elemento centrale ma, nella realtà, non esistono prove storiche che Lizzie e Bridget fossero amanti.

La scarsità di informazioni sulla vita privata di Lizzie ha lasciato ampio spazio a interpretazioni e ipotesi. Allo stesso modo, il legame tra Lizzie Borden ed Aileen Wuornos – interpretata da Sarah Paulson – è del tutto inventato, verosimilmente allo scopo di tracciare la traiettoria storica della violenza femminile. Non vi sono, infatti, prove che la prostituta e serial killer – giustiziata nel 2002 per aver ucciso a colpi di pistola sette uomini – avesse una sorta di ossessione per Lizzie Borden.

La vita di Lizzie Borden dopo il processo

Durante il processo, Emma difese la sorella. La sua testimonianza aiutò a mettere in discussione la ricostruzione investigativa, ma non fornì indizi utili per trovare un altro assassino. Dopo l’assoluzione, le due sorelle continuarono a vivere a Fall River. Grazie al patrimonio ereditato, lasciarono la vecchia casa di famiglia e si trasferirono a Maplecroft, una residenza più prestigiosa.

La loro convivenza durò, però, solo fino al 1905 quando Emma lasciò la casa. Non è noto il motivo dell’allontanamento tra le due sorelle, anche se questo avvenimento alimentò ulteriori speculazioni tra cui l’ipotesi che Emma avesse scoperto la colpevolezza di Lizzie. Lizzie Borden morì l’1 giugno 1927, a sessantasei anni, lasciando la sua eredità a familiari, amici e alla Lega per la Protezione degli Animali. A più di un secolo dal duplice omicidio di Andrew e Abby Borden, il caso resta irrisolto.

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