VisionQuest è la terza serie Marvel che conclude una trilogia iniziata con WandaVision nel 2021. In questa produzione, Paul Bettany torna a interpretare l’androide mentre cerca di capire le emozioni umane e tenta di ricostruire la sua identità. Tra personalità AI, il ritorno di Ultron (che vive solo nella sua testa), e un figlio che pensava di non avere, come se la caverà questo nuovo Visione?
Alla Festa del Cinema di Roma, i protagonista Paul Bettany e Rudiah Mollica hanno raccontato la genesi di VisionQuest, svelando anche qualche curiosità dietro le quinte.
Da WandaVision a VisionQuest: Paul Bettany e il “terrore” per l’uscita su Disney+
“WandaVision è stata davvero un’idea di Kevin Feige, poi arricchita brillantemente da Jack Schaeffer. Ed è stata un’esperienza davvero creativa e collaborativa”, ha dichiarato Bettany. “Con WandaVision all’inizio pensavamo sarebbe uscita per seconda, credendo che The Falcon and the Winter Soldier avrebbe lanciato Disney+. Pensavamo che il nostro show fosse di nicchia, un po’ per i nerd e per gli strambi come noi. Per questo non sentivamo alcuna pressione e abbiamo semplicemente creato questo piccolo puzzle pieno di divertimento. Quando poi abbiamo scoperto che avrebbe lanciato Disney+, eravmo terrorizzati, perché pensavamo fosse diversa da qualsiasi altra serie Marvel mai realizzata. Eppure è stata accolta benissimo.”
In VisionQuest, James Spader torna a interpretare Ultron, il malvagio androide già presente in Avengers: Age of Ultron. Bettany ha spiegato la differenza tra i due: “Ultron offre una versione piuttosto peculiare dell’intelligenza artificiale, che vuole soggiogare l’umanità. Visione, invece, è affascinato dall’inefficienza dell’essere umano ed è una buona versione del futuro dell’intelligenza artificiale; vuole far crescere l’umanità e crede che sia proprio l’inefficienza umana a renderla bellissima.”
Il provino segreto di Rudiah Mollica per VisionQuest

Per Rudiah Mollica, che nella serie interpreta uno dei figli di Visione, l’esperienza in una produzione Marvel è stata del tutto nuova e sorprendente. L’attore ha raccontato il suo provino segreto.
“Siccome la Marvel è così riservata e non ti dice nulla, era solo un’audizione per una serie senza titolo. Il personaggio si chiamava “Tucker”—un nome finto—e le scene erano inventate. Ma la cosa fantastica è che Terry Matalas e l’incredibile team di sceneggiatori avevano mantenuto la stessa energia e lo stesso stile nella scrittura. Era una scena tra padre e figlio in auto mentre litigavano, ed è stato divertente. Si trattava di entrare in sintonia con quel divertimento. Trattandosi di un risultato così improbabile, lo fai quasi senza troppe aspettative. Poi un mese dopo ti chiedono un altro provino, poi un altro a Londra di persona, finché non arrivi alla fase finale e capisci che devi iniziare a prenderla sul serio. La chiave è stata portare me stesso nel personaggio. Durante i provini usavo l’accento di Londra e quello americano, ma è stato durante lo screen test con Paul che lui mi ha chiesto se potessi usare il mio vero accento. Quello è stato fondamentale, perché ha portato la mia personalità in un universo così grande.”
“Quando sono arrivato allo screen test”, ha proseguito Mollica. “Che è stato un vero turbine, arrivi a New York e ci rimani solo per otto ore, ho incontrato Paul e Terry. Ho visto subito Paul e ho pensato: “Voglio che tu sia mio padre, e io voglio essere tuo figlio”. È nata una sintesi molto naturale.”
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