VisionQuest: recensione della serie TV Marvel su Disney+

VisionQuest recensione nonsolofilm.it

Visione è tornato, ma non è più quello che conosciamo dai film degli Avengers: VisionQuest, miniserie Marvel, disponibile su Disney+, esplora il personaggio interpretato da Paul Bettany, che in questa nuova avventura è alla ricerca di una sua identità. Parole, in realtà, non scelte a caso, e che si adattano molto a VisionQuest. L’androide, dopo essere stato resuscitato da Wanda Maximoff in WandaVision, ora vive e lavora a Edimburgo, nella stessa città dove il vecchio Visione e Wanda si erano rifugiati dopo gli eventi narrati in Captain America: Civil War, e si fa chiamare Sherwood.

Per tutto questo tempo, Visione ha cercato di comprendere l’umanità facendosi aiutare dalle varie personalità AI incorporate nel suo programma, tra cui una versione del tutto nuova di Ultron (interpretato da James Spader, che torna dopo undici anni nei panni del potente androide offensivo visto per la prima volta in Avengers: Age of Ultron), che funge un po’ da Grillo Parlante.

La vita di Visione scorre monotona finché non viene attaccato da un cacciatore di taglie e scopre l’esistenza di un ragazzo, Tommy Shepherd (Ruaridh Mollica), che potrebbe essere suo figlio. Il conflitto interiore tra uomo e macchina comincia ad emergere: cosa farà Visione? Scapperà di nuovo da sé stesso, o cercherà di capire chi è questo ragazzo e in che modo è collegato a lui?

VisionQuest è un racconto a incastri che si segue a fatica

Tutto era cominciato da WandaVision: un bellissimo e complicato ritratto psicologico di una donna che non riuscendo a superare il lutto per l’uomo amato, si crea un mondo tutto suo, in cui vivono felici e contenti. Poi era stato il turno di Agatha All Along, una sorta di spin-off che tracciava ancora più a fondo la personalità enigmatica della strega Agatha Harkness e serviva, in un certo senso, da trampolino di lancio per VisionQuest, ultima miniserie che chiude questa trilogia seriale.

A differenza delle altre due, questo terzo progetto fatica a trovare una sua dimensione, esattamente con il protagonista interpretato da Paul Bettany. VisionQuest, come tutti i prodotti Marvel, richiede uno sforzo mentale non indifferente. Bisogna prima di tutto aver visto le due serie tv sopracitate per capire chi è il Visione che troviamo qui. C’è anche la necessità di rispolverare le serie Marvel del passato, come Agent Carter o film come Iron Man, per comprendere chi è l’AI Jarvis con cui Visione comunica nella sua mente. Senza contare la presenza di Ultron, con il buon James Spader in una versione inedita dell’iconico antagonista Marvel, che nella testa di Visione diventa la voce (fastidiosa) della sua coscienza. Si potrebbe definire un modo geniale per riportare in scena un attore dalla forte presenza scenica come Spader, che in Avengers: Age of Ultron, non ha avuto un’accoglienza molto calorosa.

Paul Bettany è ormai calato nella parte di Visione, ma non riesce a trovare l’intesa giusta con l’esordiente Marvel Ruaridh Mollica. Piuttosto Visione ha più sintonia con il vecchio amico/nemico Ultron di James Spader.

VisionQuest cerca di bilanciare questioni esistenziali con il mondo dell’action, un connubio che in WandaVision funzionava (grazie anche all’originalità del suo prodotto). Terry Matalas, showrunner e sceneggiatore, tenta di unire le due cose, ma ne deriva una narrazione tediosa, a volte raggomitolata su sé stessa. Troppi termini, troppi concetti tecnici che intrappolano lo spettatore in un mondo popolato dall’Intelligenza Artificiale senza tuttavia trovare via di scampo. Il risultato è una serie poco accessibile, che cerca a fatica di trovare un leitmotiv che spinga il suo protagonista ad agire.

Leggi anche Paul Bettany su VisionQuest: dal “terrore” per WandaVision al provino segreto di Ruaridh Mollica

Recensione

Regia—3
Sceneggiatura—3
Fotografia—3
Recitazione—3
Sonoro—2,5
Emozione—3
Media finale
2,9/5
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